PROPOSTE DI LEGGE

Patronati, la furia di Renzi colpisce solo i più deboli
Il taglio di 150 milioni ai patronati significa lasciare sole milioni di persone, che resteranno senza assistenza gratuita per le pratiche relative a lavoro, pensione, legalità e maternità. La furia cieca di Renzi contro i sindacati non colpisce soltanto i patronati, ma soprattutto le fasce dei cittadini più deboli, quelli più svantaggiati e più vulnerabili, quelli che non hanno la possibilità di pagarsi un commercialista o un avvocato per far valere i loro diritti.
Abbiamo presentato in Parlamento un emendamento per controbattere il taglio al fondo di sostegno ai patronati previsto dalla legge di stabilità. E’ un emendamento che ripristina il fondo che il Governo ha tagliato e che ci auguriamo possa trovare riscontri positivi in Parlamento per evitare la fine di prestazioni di servizi gratuiti di importanza vitale per milioni di italiani e il rischio che il 35% dell’organico dei patronati possa perdere il lavoro”. Anche perché il taglio di 150 milioni è un danno economico per lo Stato che dovrà spendere tre volte di più per garantire i servizi che oggi fanno i patronati.
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Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulla realizzazione del sistema MOSE a Venezia

Proposta di legge istitutiva di una Commissione d’inchiesta sul Mose
XVII LEGISLATURA
Proposta di legge
d’iniziativa dei deputati MARCON, ZAN, PELLEGRINO, ZARATTI
“Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulla realizzazione del sistema MOSE a Venezia”
Onorevoli Colleghi! – La presente proposta di legge è volta ad istituire una Commissione parlamentare di inchiesta sulla realizzazione del sistema MOSE (MOdulo Sperimentale Elettromeccanico), per la difesa di Venezia dalle acque alte, e sulle attività del Consorzio Venezia Nuova (l’appaltatore unico del progetto Mose) e delle imprese ad esso collegate.
Il terremoto giudiziario che in queste settimane sta travolgendo Venezia e l’intero Paese con l’affaire Mose, sta mostrando una dimensione e una ramificazione della corruzione che va oltre ogni immaginazione. Dalle prime indagini, come riportate dai mass-media, emerge un’articolata e potente rete di corruzione, concussione, tangenti, riciclaggio, finanziamenti illeciti, che ha ruotato da anni intorno alla realizzazione dell’opera.
Le prime decisioni della magistratura si sono tradotte in trentacinque ordini di custodia, tra domiciliari e carcere, e cento indagati. Una vera e propria cupola del Mose, che sembra non risparmiare nessuno. Una cupola fatta di uomini delle istituzioni, imprenditori, politici, magistrati, militari, faccendieri, amministratori locali, responsabili dello stesso Consorzio Venezia Nuova.
Come dichiarato da Piergiorgio Baita, ex presidente della Mantovani S.p.A., primo socio del Consorzio Venezia Nuova, e uno degli arrestati a seguito delle prime indagini, <>.
Al di là delle responsabilità penali individuali, che spetterà chiaramente alla magistratura verificare e confermare, tutto quello che sta emergendo trascende la responsabilità dei singoli, e si configura come una vera e propria associazione a delinquere nata e arricchitasi proprio con la realizzazione del sistema Mose a Venezia. Un’opera ben “sponsorizzata” e avviata anni fa sotto molte polemiche e forti perplessità, e che oggi – alla luce di quanto sta emergendo – necessita di essere “indagata” nella sua genesi e per come è stata gestita finora per verificare se effettivamente era l’opera che Venezia e la sua laguna avevano effettivamente bisogno, o se è non sia servita come mera “mangiatoia” per gli appetiti di un gran numero di delinquenti.
Questa è appunto la finalità che si prefigge la proposta di legge che sottoponiamo alla vostra attenzione.
Vale la pena riportare alcuni stralci dell’intervista del 5 giugno scorso a “La Repubblica” dell’ex Sindaco di Venezia Massimo Cacciari, che fin dall’inizio ha sempre manifestato la sua contrarietà al Mose: <>. E ancora: Cacciari ricorda come quando da sindaco di Venezia, presentò nel 2006 un’amplissima documentazione e una relazione nella quale ricordava le perplessità <>.
Ricordiamo che il Mose per la difesa di Venezia e della laguna dalle acque alte (che non è un’opera isolata, ma rientra nel Piano Generale di Interventi per la salvaguardia della Serenissima e della sua baia , nel quadro della Legge Speciale per Venezia) è costituito da 78 paratoie mobili a scomparsa poste alle bocche di porto. Si tratta di varchi che collegano la laguna con il mare e attraverso i quali si svolge il flusso e riflusso delle onde a Lido, Malamocco e Chioggia, in grado di isolare temporaneamente la laguna di Venezia dal Mare Adriatico durante gli eventi di alta marea.
L’esecuzione dei lavori è stata affidata al Consorzio Venezia Nuova che opera per conto del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – Magistrato alle Acque di Venezia.
La realizzazione dell’opera è stata avviata nel 2003 contemporaneamente alle tre bocche di porto di Lido, Malamocco e Chioggia, e ha raggiunto un avanzamento pari a circa l’80%. Al 2013 sono stati stanziati 4,987 miliardi di euro per la realizzazione dell’opera, e dovrebbe concludersi entro la fine del 2016.
I finanziamenti da parte dello Stato per la realizzazione del sistema sono oltre il 90% e oltre l’80% è il lavoro fatto. Il ministro per le Infrastrutture Maurizio Lupi, al momento della prova delle paratoie mobile nell’ottobre 2013, aveva ricordato che il Sistema Mose è un’opera ritenuta prioritaria dallo Stato e indicato che “l’obiettivo tassativo è il completamento entro il 2016”.
Si è iniziato a costruirlo nel 2003 (la prima legge in cui si parla di “regolazione dei livelli marini in laguna”, però, è del 1984), e a trent’anni dal primo progetto la spesa è praticamente triplicata. Il Mose doveva costare un miliardo e mezzo. Ma oggi, poco oltre l’ottanta per cento dei lavori, si è arrivati a circa 5 miliardi e mezzo, e la cifra è però probabilmente destinata ad aumentare ancora.
E’ del 2008 il rapporto della Corte dei Conti che sottolineava come il Mose avesse attirato su di sé la gran parte dei finanziamenti destinati alla manutenzione ordinaria della laguna, operazione che andava svolta con costanza; tutti i lavori sono stati affidati a trattativa privata, senza gare; le ricerche e le sperimentazioni sono state opera del Consorzio Venezia nuova a cui sono stati lasciati sia la direzione dei lavori, sia i collaudi; ingenti gli oneri pagati al concessionario. Il Rapporto concludeva: “L’opera, comunque, non è risolutiva per la salvaguardia di Venezia, dal momento che essa deve essere integrata dalle difese locali”.
Il progetto ha in questi lunghi anni diviso tecnici e scienziati, e le stesse istituzioni coinvolte: da una parte la difesa del il Magistrato alle acque, organo del ministero delle Infrastrutture, dall’altra il comune di Venezia che, soprattutto negli anni di Cacciari sindaco, si è opposto, commissionando studi che dimostravano le tante falle del Mose, affiancato nelle critiche dalle maggiori associazioni ambientaliste, e dai comitati “No Mose”.
Ma accanto alle perplessità ingegneristiche spiccano i rilievi ambientali, che hanno sottolineato come quest’opera modifichi profondamente lo stesso paesaggio lagunare, fatto di un equilibrio mobile. Come ha sottolineato Lidia Fersuoch, presidente di Italia Nostra, pesano le manipolazioni al paesaggio lagunare, <>..
Secondo Edoardo Salzano, urbanista, a lungo preside della facoltà di Pianificazione dello Iuav (Istituto universitario architettura di Venezia), <>. Sui danni che il Mose avrebbe arrecato alla laguna si è espresso uno dei massimi esperti di ingegneria idraulica, Luigi D’Alpaos, professore a Padova, e uno dei massimi esperti di ingegneria idraulica, in un’indagine commissionatagli dal Comune nel 2006.
PROPOSTA DI LEGGE
Art. 1.
(Istituzione e funzioni della Commissione).
1. È istituita, per la durata della XVII legislatura, ai sensi dell’articolo 82 della Costituzione, una Commissione parlamentare di inchiesta, di seguito denominata «Commissione», con il compito indagare sull’opera di realizzazione del progetto MOSE (MOdulo Sperimentale Elettromeccanico), per la difesa di Venezia e della laguna dalle acque alte, e sulle attività del Consorzio Venezia Nuova e delle imprese ad esso collegate. In particolare, la Commissione ha il compito di verificare:
a) le scelte operate fin dall’inizio dai soggetti istituzionali preposti che hanno portato alla decisione di dare il via alla realizzazione del sistema Mose, e se dette scelte e decisioni siano state prese avendo a riguardo i soli interessi del Paese e di Venezia in particolare;
b) i motivi dei ritardi nella costruzione dell’opera e le cause della lievitazione dei costi rispetto al preventivato;
c) le modalità di gestione e la congruità delle risorse finanziarie nazionali e comunitarie stanziate per l’opera, indagando sui fenomeni di cattiva gestione e l’esistenza di sprechi e inefficienze nell’utilizzo delle risorse e dei fondi finora stanziati;
d) la correttezza delle procedure di assegnazione dei lavori, il ruolo e l’attività svolta dal Consorzio Venezia Nuova, e delle imprese ad esso collegate;
e) l’efficacia dell’attività svolta relativamente al monitoraggio e controllo sul rispetto della legalità nell’assegnazione e nell’esecuzioni dei lavori, sulla qualità degli interventi finora avviati, nonché l’efficacia dell’attività di contrasto alle infiltrazioni criminali;
f) il livello di commistione tra affari, appalti, e criminalità (organizzata e non), e il suo grado di infiltrazione e condizionamento nella realizzazione dell’opera;
2. La Commissione riferisce al Parlamento annualmente con singole relazioni o con relazioni generali e ogniqualvolta ne ravvisi la necessità e comunque al termine dei suoi lavori.
3. La Commissione procede alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria. La Commissione non può adottare provvedimenti attinenti alla libertà e alla segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione nonché alla libertà personale, fatto salvo l’accompagnamento coattivo di cui all’articolo 133 del codice di procedura penale.
Art. 2.
(Composizione della Commissione).
1. La Commissione è composta da dieci senatori e da dieci deputati, scelti rispettivamente dal Presidente del Senato della Repubblica e dal Presidente della Camera dei deputati, in proporzione al numero dei componenti i gruppi parlamentari, comunque assicurando la presenza di un rappresentante per ciascun gruppo esistente in almeno un ramo del Parlamento. I componenti sono nominati anche tenendo conto della specificità dei compiti assegnati alla Commissione. I componenti della Commissione dichiarano alla Presidenza della Camera di appartenenza se nei loro confronti sussista una delle condizioni indicate nella proposta di codice di autoregolamentazione avanzata, con la relazione sulla garanzia delle liste delle candidature per le elezioni regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali, approvata il 18 febbraio 2010 dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre organizzazioni criminali, anche straniere, di cui alla legge 4 agosto 2008, n. 132.
2. La Commissione è rinnovata dopo il primo biennio dalla sua costituzione e i suoi componenti possono essere confermati.
3. Il Presidente del Senato della Repubblica e il Presidente della Camera dei deputati, entro dieci giorni dalla nomina dei suoi componenti, convocano la Commissione per la costituzione dell’ufficio di presidenza.
4. La Commissione, nella prima seduta, elegge a scrutinio segreto il proprio ufficio di presidenza, costituito dal Presidente, da due vicepresidenti e da due segretari. Per l’elezione del presidente è necessaria la maggioranza assoluta dei componenti la Commissione; se nessuno riporta tale maggioranza si procede al ballottaggio tra i due candidati che hanno ottenuto il maggiore numero di voti. In caso di parità di voti è proclamato eletto o entra in ballottaggio il più anziano di età.
Art. 3.
(Testimonianze).
1. Ferme le competenze dell’autorità giudiziaria, per le testimonianze davanti alla Commissione si applicano le disposizioni previste dagli articoli da 366 a 372 del codice penale.
Art. 4.
(Acquisizione di atti e documenti).
1. La Commissione può acquisire copie di atti e documenti relativi a procedimenti e inchieste in corso presso l’autorità giudiziaria o altri organismi inquirenti, nonché copie di atti e documenti relativi a indagini e inchieste parlamentari, anche se coperti dal segreto. In tale ultimo caso la Commissione garantisce il mantenimento del regime di segretezza.
2. La Commissione stabilisce quali atti e documenti non devono essere divulgati, anche in relazione ad esigenze attinenti ad altre istruttorie o inchieste in corso. Devono in ogni caso essere coperti dal segreto gli atti e i documenti attinenti a procedimenti giudiziari nella fase delle indagini preliminari.
3. Il segreto funzionale riguardante atti e documenti acquisiti dalla Commissione in riferimento ai reati di cui agli articoli 416 e 416-bis del codice penale non può essere opposto ad altre Commissioni parlamentari di inchiesta.
Art. 5.
(Obbligo del segreto).
1. I componenti la Commissione, il personale addetto alla stessa e ogni altra persona che collabora con la Commissione o compie o concorre a compiere atti di inchiesta, oppure ne viene a conoscenza per ragioni di ufficio o di servizio, sono obbligati al segreto per tutto quanto riguarda gli atti e i documenti di cui all’articolo 4, comma 2.
2. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, la violazione del segreto di cui al comma 1, nonché la diffusione in tutto o in parte, anche per riassunto o informazione, di atti o documenti del procedimento di inchiesta dei quali sia stata vietata la divulgazione, sono punite ai sensi dell’articolo 326 del codice penale.
Art. 6.
(Organizzazione interna).
1. L’attività e il funzionamento della Commissione sono disciplinati da un regolamento interno approvato dalla Commissione stessa prima dell’inizio dei lavori. Ciascun componente può proporre la modifica delle norme regolamentari.
2. La Commissione può organizzare i propri lavori anche attraverso uno o più comitati, costituiti secondo il regolamento di cui al comma 1.
3. Tutte le volte che lo ritenga opportuno, la Commissione può riunirsi in seduta segreta.
4. La Commissione si avvale dell’opera di agenti e di ufficiali di polizia giudiziaria e può avvalersi di tutte le collaborazioni, che ritenga necessarie, di soggetti interni ed esterni all’amministrazione dello Stato autorizzati, ove occorra e con il loro consenso, dagli organi a ciò deputati e dai Ministeri competenti. Con il regolamento interno di cui al comma 1 è stabilito il numero massimo di collaborazioni di cui può avvalersi la medesima Commissione.
5. Per l’espletamento delle sue funzioni la Commissione fruisce di personale, locali e strumenti operativi messi a disposizione dai Presidenti delle Camere, d’intesa tra loro.
6. Le spese per il funzionamento della Commissione sono stabilite nel limite massimo di 70.000 euro per l’anno 2014 e di 150.000 euro per ciascuno degli anni successivi e sono poste per metà a carico del bilancio interno del Senato della Repubblica e per metà a carico del bilancio interno della Camera dei deputati.
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A che punto siamo con la riforma degli orari degli esercizi commerciali?
Da parecchi mesi la Commissione attività produttive, commercio, turismo della Camera discute la riforma degli orari di apertura dei negozi. Nel corso dell’ultimo Comitato ristretto un collega di Scelta Civica si domandava la ragione di questa nuova riforma: se ho ben capito, si chiedeva a chi giovasse veramente. Mi è parso normale rispondere citando un assioma evangelico: ché il lavoro dev’essere per l’uomo, non l’uomo per il lavoro; ché con la liberalizzazione selvaggia degli orari voluta a suo tempo dal Governo Monti, abbiamo di fatto condannato i lavoratori del Commercio a un’alienazione delle loro esistenze, all’azzeramento della loro privacy, allo smarrimento delle loro responsabilità familiari e della loro affettività. E allora, aggiungevo, si tratta di trovare la formula giusta che permetta di conciliare orari di lavoro accettabili per tutti i lavoratori del Commercio, la ri-umanizzazione del loro lavoro, con le esigenze di tutto un comparto della nostra economia a cui, tuttavia, non è possibile imporre un’indiscriminata chiusura domenicale, pena la chiusura di migliaia di esercizi commerciali e la perdita del posto di lavoro per quegli stessi lavoratori che oggi lamentano orari massacranti.
I lavori della Commissione in questi mesi, hanno visto anche il coinvolgimento inedito del CNEL e dell’ISTAT, chiamati a una ricerca su quelli che sono stati, in questi anni, gli effetti sul Commercio della grande crisi economica: diminuzione del fatturato, licenziamenti, chiusure. L’esito della ricerca non ha dato risposte certe quanto al numero di chiusure festive sia possibile imporre agli esercizi commerciali, senza causarne la chiusura. E del resto è giusto che sia la Politica ad assumersi la responsabilità delle proprie scelte. Ma è stata molto utile a mettere in evidenza come il calo nel fatturato del comparto e la chiusura di migliaia di unità commerciali, soprattutto nella Piccola impresa, sia stata prevalentemente causata dalla crisi economica.
La bozza finalmente presentata alla Commissione dal relatore Senaldi del PD, mi pare una buona base di discussione per superare una volta per tutte la pessima riforma del Governo Monti. Diventerebbero giorni di chiusura per tutti gli esercizi commerciali le dodici maggiori festività civili e religiose: dal 1° Maggio a Natale e Santo Stefano, dal 25 Aprile a Pasqua e Pasquetta; e poi il 1° Gennaio, l’Epifania, il 2 Giugno, Ferragosto, il 1° Novembre e l’8 Dicembre. Inoltre per andare incontro a esigenze locali, ciascun Comune, sentiti sindacati, associazioni di categoria e organizzazioni dei consumatori, potrebbe arrivare a sostituire fino a sei di queste festività con altrettante chiusure: per semplificare è giusto che a Rimini non si chiuda a Ferragosto, o che a Cortina non si chiuda a Natale.
Quanto agli orari saranno possibili Accordi territoriali per promuovere un’offerta che incrementi l’attrattiva locale o valorizzi zone con vocazione commerciale evidente: in sostanza adatti gli orari alle esigenze locali, che possono variare sensibilmente da località a località. E’ un’impostazione che già in rappresentanza del Gruppo di SEL alcuni mesi fa avevo invocato, presentando emendamenti a mia prima firma. Per gli Accordi territoriali, infatti, è opportuno che siano sentite tutte le parti interessate: le associazioni di categoria, i residenti, le associazioni dei consumatori e naturalmente la parte più debole, i lavoratori con le loro rappresentanze sindacali.

La bozza prevederebbe pure un articolato complesso d’incentivi fiscali, aiuti e contributi il cui importo, ancora non quantificato, può incrementare sensibilmente l’efficacia finale di questa riforma.
A partire dai prossimi giorni la Commissione lavorerà su questa bozza, che dovrebbe approdare nell’Aula di Montecitorio nelle prossime settimane. Se non prevarranno posizioni che sacrificheranno la ragione all’altare degli ideologismi, la riforma che ne verrà potrebbe segnare una svolta per il comparto e per l’esistenza di chi vi lavora, archiviando la pessima pagina del Governo Monti e aiutando un settore che è strategico al superamento della crisi economica.
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Uno strumento al servizio dell’Italia e della democrazia
Il nostro Paese sorge sul sacrificio e sull’impegno di tante donne e tanti uomini che hanno preparato il terreno dove noi, quotidianamente, abbiamo il compito di coltivare la democrazia, occupandoci di estirpare la gramigna che, ancora oggi, ammorba ed inquina il giardino italiano.
Il XXV aprile, la liberazione, oggi non è solo una data simbolica ma un atto concreto che va attualizzato e reso vivo, specialmente di fronte agli attacchi che la nostra democrazia subisce, spesso, da parte di gruppi che si riallacciano al fascismo, con il suo terribile carico di violenza, razzismo e disconoscimento del valore irrinunciabile della democrazia.
Per questi motivi, il contributo concreto che come parlamentare porto sulla soglia di questo anniversario laicamente sacro è una Proposta di Legge che mi vede tra i primi firmatari insieme all’On. Emanuele Fiano, noto antifascista e discendente diretto di famiglia ebrea sterminata in campo di concentramento, e all’On Chiara Scuvera.
La proposta di legge prevede di fornire strumenti per garantire l’inammissibilità,per qualunque tornata elettorale, di liste con contrassegni che riproducono in tutto o in parte, acronimi, simboli, o soggetti che si richiamano all’ideologia fascista o al disciolto partito fascista, ovvero di liste che fanno riferimento a gruppi e movimenti che perseguono finalità antidemocratiche, esaltando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia e i valori della Resistenza o svolgendo propaganda razzista.

Tali disposizioni si rendono necessarie dopo che, recentemente, si sono verificati casi di presenza di liste con contrassegni elettorali recanti simboli, immagini o denominazioni esplicitamente richiamanti il disciolto partito fascista, i suoi precetti e l’deologia.
Pensiamo che sia un dovere di tutto il Parlamento sostenere questo strumento al servizio dell’Italia e della democrazia, per questo ne chiediamo l’avvio dell’iter legislativo.

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Introduzione dell’educazione sentimentale nelle scuole

PROPOSTA DI LEGGE di iniziativa delle deputate CostantinoDi Salvo, Nicchi, Pellegrino, Melilla, Pannarale, Piazzoni, Duranti, Ricciatti
La Ratifica della Convenzione di Istanbul da parte dell’Italia ha riaperto nelle sedi istituzionali il dibattito sul fenomeno della violenza sulle donne. È sicuramente un grande passo in avanti sia sul piano simbolico che materiale ma per darle piena attuazione ha bisogno di conseguenti interventi di integrazione e modificazione della legislazione e della regolamentazione nazionali che consentano la realizzazione degli obiettivi e delle misure da essa recati. Tra questi un ruolo fondamentale potranno svolgerlo progetti di formazione culturale che accompagnino i percorsi scolastici delle ragazze e dei ragazzi, a partire dal ciclo della scuola media inferiore, fornendo adeguati strumenti di comprensione e di decostruzione critica dei modelli dominanti tuttora alla base delle relazioni tra i sessi.
Il III capitolo della Convenzione si esprime sufficientemente nel merito delle politiche di prevenzione da adottare. L’art.12, comma 1, obbliga le parti ad adottare “le misure necessarie per promuovere cambiamenti nei modelli di comportamento socio-culturali di donne e uomini per sradicare i pregiudizi, i costumi, le tradizioni e le altre pratiche basate sull’idea dell’inferiorità della donna o su ruoli stereotipati per donne e uomini”; al comma 4 si obbligano le parti a prendere le misure necessarie per incoraggiare tutti i membri della società, soprattutto uomini e ragazzi, a contribuire attivamente alla prevenzione di ogni forma di violenza che rientra nell’ambito di applicazione della Convenzione; al comma 6 si obbligano le Parti ad adottare le misure necessarie per promuovere programmi e attività per l’empowerment delle donne.
All’art.13, comma 2, la Convenzione invita i Paesi sottoscrittori a garantire massima diffusione alle informazioni relative alle misure disponibili per la prevenzione della violenza di genere.
L’art.14, comma 1 e 2, si occupa di definire sul piano dell’istruzione le attività dei governi rispetto agli atti di violenza che rientrano nel campo della Convenzione:

1 Le Parti intraprendono, se del caso, le azioni necessarie per includere nei programmi scolastici di ogni ordine e grado dei materiali didattici su temi quali la parità tra i sessi, i ruoli di genere non stereotipati, il reciproco rispetto, la soluzione non violenta dei conflitti nei rapporti interpersonali, la violenza contro le donne basata sul genere e il diritto all’integrità personale, appropriati al livello cognitivo degli allievi.
2 Le Parti intraprendono le azioni necessarie per promuovere i principi enunciati al precedente paragrafo 1 nelle strutture di istruzione non formale, nonché nei centri sportivi, culturali e di svago e nei mass media.

E’ chiaro come, secondo questa interpretazione, accanto alla formazione culturale, che si avvalga di un ampio spettro di riferimenti ai saperi (storico-sociali, antropologici, religiosi ed altri), si ponga anche la necessità di promuovere percorsi tesi a stimolare nei ragazzi e nelle ragazze la capacità di riflettere e ragionare sull’emotività, sui sentimenti, sull’affettività, attraverso una formazione che si misuri criticamente con la complessa sfera dei sentimenti e con l’obiettivo di fornire ai giovani e alle giovani delle nuove generazioni gli strumenti necessari a gestire i conflitti di domani, i fallimenti, i rifiuti, le complesse fasi dell’adolescenza.
Negli ultimi anni molte scuole attente ai fenomeni della prevenzione della violenza, usufruendo dell’autonomia scolastica, hanno avviato progetti didattici incentrati, oltre che sull’educazione sessuale, sulla scoperta e sulla consapevolezza del proprio corpo anche sull’educazione sentimentale degli studenti e delle studentesse.

La presente proposta di legge mira a fare di questi esempi autonomi un modello nazionale, inserendo nei programmi scolastici l’insegnamento dell’educazione sentimentale.
Parte essenziale di questo insegnamento è la valorizzazione del fondamentale contributo che le donne hanno dato alla civilizzazione delle società, all’avanzamento del diritto e dei diritti, al miglioramento delle condizioni di vita della società. Fornire un altro modo di guardare alle donne è il primo passo per rompere gli stereotipi negativi.
L’emotività ricopre una parte consistente nello sviluppo della persona, e questo dato è ancor più vero nelle fasi dell’adolescenza, quando va formandosi il carattere e si iniziano a fissare i comportamenti sociali. Conoscere le proprie emozioni, comprenderle e saperne parlare consente inoltre di ottimizzare le proprie risorse, consente un aumento delle capacità di comunicare e porta anche ad un potenziamento dell’apprendimento cognitivo. Rompere gli stereotipi è possibile se si alimentano sentimenti di affetto, riconoscenza, condivisione. Non solo se si parla di parità.
Nella società gli stereotipi maschili e femminili invadono il quotidiano sia in ambito privato che pubblico. Se in alcuni casi in ambito privato viene svilito il ruolo della donna ed esasperato quello dell’uomo, la scuola ha il dovere di poter fornire gli strumenti per una lettura paritaria del genere. Se il sistema mass mediatico fornisce una rappresentazione schiacciata solo sulla mercificazione del corpo femminile, la scuola ha il dovere di ristabilire un equilibrio della sua immagine. I giovani e le giovani si abituano ad una visione inflessibile dei ruoli sessuali. E’ così che l’identità di genere che sfugge a questa visione viene fortemente stigmatizzata. Il bullismo tra ragazzi ne è la dimostrazione più eclatante e costituisce una sfaccettatura del problema fondamentale che l’introduzione dell’educazione sentimentale nelle scuole vuole affrontare (la cronaca di quest’anno ci ha consegnato episodi di suicidio dovuti alla frustrazione dell’insulto e all’impossibilità di superarlo), nell’ottica di educare le nuove generazioni al rispetto reciproco delle opinioni e delle condotte diverse dalle proprie e ottenere in concreto il risultato di prevenire la violenza mediante la formazione.
Affinché questa legge sia davvero efficiente e la materia sviluppi le sue potenzialità, oltre all’intero corpo docente, è importante il coinvolgimento costante dele famiglie degli studenti e delle studentesse.

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PROPOSTA DI LEGGE
ARTI.1
1. Nelle scuole del primo e del secondo ciclo è introdotto l’insegnamento «educazione sentimentale» finalizzato alla crescita educativa, culturale e emotiva dei giovani e delle giovani in materia di parità e solidarietà tra uomini e donne.
2. La scuola, anche attraverso l’educazione sentimentale, promuove il cambiamento nei modelli di comportamento socio-culturali di donne e uomini per sradicare i pregiudizi, i costumi, le tradizioni e le altre pratiche basate sull’idea di una differenzazione delle persone sulla base del genere di appartenenza o su ruoli stereotipati per donne e uomini, in grado di alimentare, giustificare o motivare la discriminazione o la violenza di un genere sull’altro.

ART.2
1. A partire dall’anno scolastico 2014/2015, l’orario settimanale di insegnamenti e attività delle scuole del primo e del secondo ciclo, ad eccezione della scuola di primo grado, è aumentato di un’ora dedicata all’educazione sentimentale. L’orario annuale obbligatorio delle lezioni è conseguentemente modificato.
2. I piani di studio delle scuole e i programmi degli insegnamenti del primo e del secondo ciclo, in coerenza con gli obiettivi generali del processo formativo di ciascun ciclo e nel rispetto dell’autonomia scolastica, sono modificati e integrati al fine di garantire in ogni materia l’acquisizione delle conoscenze e delle competenze relative all’educazione sentimentale.
3. Nel rispetto della legislazione vigente in materia, sono ridefiniti in aumento gli organici del personale docente delle scuole del primo e del secondo ciclo al fine di garantire l’insegnamento «educazione sentimentale».

ART.3
Le università provvedono ad inserire nella propria offerta formativa corsi di studi di genere o a potenziare i corsi di studi di genere già esistenti, anche al fine di formare le competenze per l’insegnamento di «educazione sentimentale».

ART.4
1. Con decreto del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Dipartimento per le pari opportunità e, per quanto di competenza, di concerto con le Regioni e le province autonome, sono definiti i programmi e le linee guida dell’insegnamento «educazione sentimentale».
Il decreto è adottato entro 120 giorni dall’entrata in vigore della presente legge.
2. Le linee guida forniscono indicazioni per includere nei programmi scolastici di ogni ciclo i materiali didattici su temi quali la parità tra i sessi, i ruoli di genere non stereotipati, il reciproco rispetto, la soluzione non violenta dei conflitti nei rapporti interpersonali, la violenza contro le donne basata sul genere e il diritto all’integrità personale, appropriati al livello cognitivo degli allievi.

ART. 5.
1. Il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca e le istituzioni scolastiche attivano corsi di formazione obbligatoria o integrano i programmi di quelli esistenti, per il personale scolastico, incluso quello delle scuole dell’infanzia, al fine di garantire l’acquisizione delle conoscenze e competenze per la realizzazione delle finalità di cui all’articolo 1 della presente legge.

ART. 6.
1. A decorrere dall’anno scolastico 2013/2014, possono essere adottati in ambito scolastico unicamente libri di testo e materiali didattici corredati dalla autodichiarazione delle case editrici che attestino il rispetto delle indicazioni contenute nel codice di autoregolamentazione polite (pari opportunità nei libri di testo), redatto con il contributo della Commissione europea e del Governo italiano.

ART. 7.
1. Agli oneri derivanti dall’attuazione della presente legge, valutati in 200 milioni di euro a decorrere dall’anno 2013, si provvede mediante corrispondente riduzione complessiva dei regimi di esenzione, esclusione e favore fiscale, di cui all’allegato C-bis del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, con l’esclusione delle disposizioni a tutela dei redditi di lavoro dipendente e autonomo, dei redditi da pensione, della famiglia, della salute, delle persone economicamente o socialmente svantaggiate, del patrimonio artistico e culturale, della ricerca e dell’ambiente. Con uno o più regolamenti adottati con decreti del Ministro dell’economia e delle finanze, ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono stabilite le modalità tecniche per l’attuazione del presente comma con riferimento ai singoli regimi interessati.

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Per un servizio idrico integrato in Puglia
Questa proposta di legge indica i principi generali per il governo e la gestione pubblica delle acque, prevede disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio idrico e, in virtù della particolarità del sistema idrico pugliese, consente alla regione Puglia la costituzione di un’azienda pubblica regionale per il servizio idrico integrato nel proprio territorio.
Consulta il testo integrale della Proposta di legge per il servizio idrico integrato in Puglia.

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Riconoscimento della pratica del naturismo e sviluppo della sua capacità turistica-ricettiva
Il naturismo è un movimento nato agli inizi del 1900 in opposizione all’imbarbarimento della vita urbana. Si può definire come quell’insieme di pratiche di vita all’aria aperta che, nel rispetto della persona, della natura e dell’ambiente circostante, utilizza il nudismo come forma di sviluppo della salute fisica e mentale, in armonia e a contatto diretto con la natura. Il naturista ha, infatti, una vita sana e si alimenta in modo naturale.
In Italia, la punibilità della pratica del naturismo non deve considerarsi in alcun modo in linea con i principi della legislazione penale. Infatti, la nudità naturista dovrebbe considerarsi perfettamente legale quando è praticata in tutti quei luoghi pubblici dove esiste il carattere di abitualità di frequentazione da parte di nudisti e naturisti.

Assistiamo a uno spreco di risorse pubbliche nel reprimere un fenomeno che potrebbe rendere maggiormente competitiva l’offerta turistica italiana, superata oggi non solo dall’Europa settentrionale, ma anche da tutti i paesi europei che si affacciano sul Mediterraneo.
L’attuale incertezza legislativa sull’argomento, infatti, non consente investimenti volti a favorire lo sviluppo del naturismo nel nostro paese.
Le famiglie con bambini che intendono praticare il naturismo il più delle volte sono costrette a rivolgersi all’estero, mentre il nostro paese perde la possibilità di attrarre migliaia di turisti, anche stranieri.
I naturisti lamentano, in particolare, l’assenza di spazi specificatamente dedicati quali: spiagge marine, lacustri, fluviali, boschi e altri ambienti naturali. Non a caso, con la presente proposta di legge si intende, inoltre, disciplinare l’individuazione di apposite aree da destinare a campi naturisti, da attrezzare con appositi servizi, per un utilizzo di tipo turistico-ricettivo.

Consulta la Proposta di legge sul naturismo che è stata depositata.
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Superare la legge 40 per una procreazione assistita che rispetta il diritto alla salute
C’è stato un tempo in cui esisteva un solo modo di concepire, ma nel tempo la scienza è riuscita ad intervenire per dare un aiuto alla natura per soccorrere chi non riusciva ad avere una gravidanza. Un modo diverso di concepire, nel quale la natura è aiutata; i gameti si incontrano fuori del corpo umano, e dopo il trasferimento in utero dell’embrione, può avere inizio una gravidanza che seguirà lo stesso iter delle gravidanze spontanee. L’atteggiamento della dottrina prevalente e della giurisprudenza è stato di dura condanna, nei confronti della legge 40/04 che si distacca nella maniera più completa dal dato sociale italiano e che ha creato un precedente normativo in piena violazione dei diritti umani e costituzionalmente rilevanti.
La legge 19 febbraio 2004, n. 40, è stata definita da più parti come una « legge cattiva », oltre che una cattiva legge, in quanto volta a qualificare la procreazione come un privilegio da concedere a pochi.
Una legge ingiusta, che ci ha allontanato dall’Europa per il suo anacronismo e per i contenuti profondamente lesivi del diritto alla libera scelta e alla salute delle donne. Ma è innanzitutto una legge che si preoccupa principalmente di ribadire alcuni princìpi etici di parte, disinteressandosi persino dell’effettiva possibilità della loro applicazione.
Il rispetto del principio della laicità dello Stato prevede che si dovrebbe definire un impianto di norme laico e moderno, intendendo la laicità come principio regolativo, principio che prescrive l’estraneità dei giudizi e dei contenuti etici nell’esercizio dei poteri e delle funzioni dello Stato e, in particolare, nell’elaborazione delle leggi. I soggetti esclusi dal ricorso alla procreazione assistita sono numerosi: le donne sole, le coppie omosessuali, quelle affette da problemi di sterilità o di infertilità da causa non documentata, quelle fertili cui la fecondazione assistita sia consigliata per ragioni di tutela della salute della madre o del nascituro. A costoro è negato non solo il diritto di procreare, ma anche quello di avvalersi di uno strumento che la legge stessa qualifica come « terapeutico ».
La legge n. 40 del 2004, basandosi su un impianto etico univoco, si è tradotta in una normativa discriminatoria dei comportamenti delle persone: divieto della fecondazione eterologa, divieto di accesso alle tecniche per la donna singola, divieto di congelamento degli embrioni, divieto di diagnosi preimpianto anche in caso di coppie portatrici di malattie genetiche. Divieti irragionevoli che violano la stessa libertà di autodeterminazione in ordine alle scelte procreative e che nella pratica sono stati e sono tuttora notevolmente aggirati in questi anni da parte di chi ha le disponibilità economiche, costringendo molte persone a quel « turismo procreativo » nei Paesi in cui le norme sono meno restrittive, per ottenere ciò a cui non hanno diritto nel nostro Paese. E questo a ulteriore dimostrazione che la legge sulla procreazione medicalmente assistita è una cattiva legge. Ricordiamo che sulla legge n. 40 del 2004 nel giugno 2005 è stato promosso un referendum i cui quesiti proponevano l’abrogazione totale o delle parti più inaccettabili del testo. Referendum che, com’è noto, non ha raggiunto il previsto quorum. Ricordiamo, inoltre, che il 28 agosto 2012 la Corte europea di Strasburgo ha giudicato incoerente la legge n. 40 del 2004 ritenendo, in particolare, illegittimo il divieto di ricorrere alla diagnosi preimpiantatoria nel caso in cui entrambi i genitori siano portatori di una grave malattia genetica. Finora le pronunzie giurisprudenziali emesse dalla Consulta e da vari tribunali italiani ed europei contro il contenuto della legge n. 40 del 2004 sono state ben 17 e hanno abolito il divieto della crioconservazione degli embrioni e il limite massimo di tre embrioni per ciascun ciclo di fecondazione. Anche riguardo al divieto di fecondazione eterologa stabilito dalla legge n. 40 del 2004, la Corte costituzionale, nel 2012, ha restituito gli atti ai tribunali che l’avevano investita del caso. Il tribunale di Milano ha quindi risollevato il dubbio di incostituzionalità davanti alla Consulta che ora dovrebbe pronunciarsi nel merito.

E’ in questo contesto che si inserisce la proposta di legge di SEL, che privilegia l’interesse della tutela della salute e mira a creare condizioni per garantire un adeguato controllo sanitario. Una volta garantita la libertà di accesso alla fecondazione medicalmente assistita, è opportuno valutare come primario interesse il diritto del nascituro a un’identità certa, nonché a un patrimonio genetico non manipolato. Va impedito, inoltre, il disconoscimento del figlio o della figlia, una volta che sia stato dato il consenso alla fecondazione medicalmente assistita, e va riconosciuto e attestato il desiderio anche maschile di coinvolgimento nel progetto procreativo.
Consulta il testo integrale della proposta di legge assegnata alla XII Commissione Affari Sociali.

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Diffusione e promozione dei libri, in tutti i supporti
Questa proposta di legge, che si compone di 18 articoli, reca interventi per favorire la diffusione della lettura, occupandosi anche della sua produzione, circolazione e conservazione, attraverso il concorso dello Stato e degli enti locali secondo il principio di leale collaborazione.
Consulta il testo integrale della proposta di legge, attualmente in esame nella VII Commissione Cultura, scienza e istruzione.
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Alimentare il fondo per i contratti di solidarietà. C’è solo da guadagnarci.
I contratti di solidarietà (CDS) sono un valido strumento, utile alla salvaguardia dei livelli occupazionali nei casi di crisi dell’impresa, attraverso la riduzione dell’orario di lavoro aziendale e della retribuzione.
Questi contratti possono essere realizzati attingendo al fondo apposito, istituito nel 1996 e mai più alimentato dal 2008. Rialimentare questo fondo ha il pregio di consentire alle aziende di mantenere lavoratrici e lavoratori in attività, con in più la possibilità per le aziende di pagare significativamente meno i contributi.
Questo provvedimento, che questa pdl propone individuando una copertura di 50 milioni di euro annui, può risolvere numerose situazioni di crisi aziendale e occupazionale attualmente in corso, tra cui quella di Electrolux. Il fine è mantenere in Italia produzioni che rischiano di essere delocalizzate altrove, con grave danno anche per l’economia e il mercato.
Consulta il testo integrale della Progetto di legge per i Contratti di Solidarietà
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Interventi di solidarietà ed equità previdenziale (pensioni d’oro)
Istituzione di un fondo per il finanziamento di interventi di solidarietà e di equità previdenziale
Leggi il testo integrale della proposta di legge, attualmente in esame in Commissione.
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Una Commissione su errori e disavanzi nella Sanità
Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sugli errori in campo sanitario e sulle cause dei disavanzi sanitari regionali.
Consulta il fascicolo della proposta di legge, attualmente assegnata alla alla VIII Commissione Ambiente, con il parere delle commissioni I, II, (ex articolo 73, comma 1-bis, del Regolamento, per le disposizioni in materia di sanzioni) e V.
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Una Commissione per la ricostruzione dell’Aquila
Istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sulla ricostruzione della città dell’Aquila e degli altri paesi colpiti dal terremoto del 6 aprile 2009.
Consulta l’iter della proposta di legge, attualmente assegnata alla VIII Commissione Ambiente, con il parere delle commissioni I, II, (ex articolo 73, comma 1-bis, del Regolamento, per le disposizioni in materia di sanzioni) e V.
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Contrasto alle ecomafie
Introduzione del titolo VI- bis del libro II del codice penale e altre disposizioni concernenti i delitti contro l’ambiente e l’azione di risarcimento del danno ambientale, nonché delega al Governo per il coordinamento della disciplina riguardante gli illeciti in materia ambientale.
Leggi il testo integrale della proposta di legge, attualmente in esame della II Commissione (Giustizia) con il parere delle Commissioni I, V, VII, VIII (ex articolo 73, comma I bis del Regolamento) XIII, XIV e della Commisssione parlamentare per le questioni Regionali.
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Equilibrio tra donne e uomini alle elezioni europee
Una proposta di legge firmata da SEL, PD e PSI, per garantire l’equilibrata rappresentanza di donne e uomini alle elezioni europee.
Consulta il testo integrale della proposta di legge: Preferenza di genere alle elezioni europee

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Soppressione sbarramento e democrazia paritaria nelle elezioni del Parlamento Europeo
Oltre a prevedere la soppressione della clausola di sbarramento del 4% attualmente prevista per l’elezione di rappresentanti italiani nel Parlamento europeo, la nostra proposta di legge prevede anche alcune norme che, in attuazione dell’articolo 51 della Costituzione, sono tese a garantire l’equilibrata rappresentanza di donne e di uomini nelle liste nell’ottica di un’auspicabile democrazia paritaria. Queste norme sono già oggetto di una proposta di legge sottoscritta da 72 parlamentari di diverso schieramento politico (Atto Camera 1473)
Qui il testo integrale della proposta di legge: Proposta di legge su sbarramento e democrazia paritaria alle Europee
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Per un Green New Deal italiano contro la recessione e la disoccupazione
È l’occupazione che genera sviluppo, non il contrario. I dati relativi al tasso di disoccupazione nel nostro Paese mostrano un quadro di assoluta gravità che continua a peggiorare. Si tratta di una vera e propria emorragia di posti di lavoro, che colpisce gli under 30, ma non di meno tutte le altre fasce di età. Quello che più turba è l’enorme crescita di quanti si dicono “scoraggiati”, che hanno smesso di cercare lavoro perché ritengono di non trovarlo. La disoccupazione continua a crescere anche nell’ambito del lavoro precario, a riprova del fatto che la scelta di favorire contratti non a tempo indeterminato ha poco o scarso impatto sul problema occupazionale, mentre priva i lavoratori di molti diritti fondamentali.
La presente proposta di legge individua una soluzione al problema della disoccupazione indicando lo Stato come datore di lavoro di ultima istanza attraverso la creazione di un Programma Nazionale sperimentale di interventi pubblici detto Green New Deal italiano.
Il Programma si chiama New Deal italiano per richiamare il più famoso New Deal statunitense che tra il 1933 e il 1943 riuscì a creare occupazione per circa 8,5 milioni di lavoratori, mentre si chiama Green perché il modello produttivo al quale l’Italia deve ambire, deve porsi come obietto primario quello della tutela dell’ambiente e della salute, innanzitutto attraverso il recupero degli ecosistemi e della biodiversità e poi garantendo la conservazione di quelli non ancora devastati.
Riteniamo che non vi sia altra possibilità di creare lavoro per i 3 milioni e 189 mila disoccupati (dati Istat relativi a ottobre 2013), perchè anche se il quadro economico mutasse e vi fosse un boom occorrerebbero non meno di 15 anni per riportare l’occupazione a livelli che si possano considerare fisiologici e non si riuscirebbe comunque a tornare ai livelli precedenti (ad esempio al dato del 2005 che ha costituito l’anno migliore del nuovo secolo per l’occupazione nei Paesi UE), tenendo presente che la maggior parte delle imprese stanno provvedendo a sostituire in misura e rapidità crescente il lavoro umano con varie forme di automazione.
Le politiche di austerità promosse dai Paesi dell’Unione Europea, inclusa l’Italia, hanno portato a una recessione che oggi ha dimostrato tutti i suoi effetti devastanti facendo correre quegli stessi governi a invocare la crescita come rimedio alla crisi e al problema dell’aumento della disoccupazione. Però vi è ancora una volta un errore in questa impostazione, in quanto si passa a credere che la crescita possa essere il totem che produce occupazione, come se un’impresa possa prima aumentare la produzione, in tal modo contribuendo ad innalzare il tasso di crescita del PIL, e dopo decidere di assumere. In realtà le imprese aumentano la produzione, aumentando conseguentemente l’occupazione, solo se cresce la domanda o vi sono concreti elementi che indichino essa crescerà.
Come scritto dal professor Gallino nel suo libro “Il colpo di Stato di banche e governi. L’attacco alla democrazia in Europa” (Einaudi 2013), esistono quattro vie per creare occupazione: la prima si presenta quando sono realizzate grandi invenzioni, come accaduto con l’avvento dell’automobile o con l’informatizzazione; la seconda quando vi è un aumento di spesa pubblica per la realizzazione di grandi opere o la spesa in armamenti; la terza mediante la creazione diretta di posti di lavoro da parte dello Stato; la quarta attraverso politiche fiscali per incentivare le assunzioni o stimolare i consumi. Purtroppo, la prima strada nel contesto odierno non è attuale; la quarta strada, quella delle politiche fiscali, si è dimostrata sovrastimata e non ha mai prodotto i benefici sperati, come serissimi studi nazionali e internazionali hanno dimostrato; la seconda strada ha dimostrato di essere efficace, ma c’è da augurarsi che vengano sempre più ridotti gli investimenti nell’industria bellica e che la realizzazione di opere pubbliche in campo civile avvenga nel rispetto massimo dell’ambiente e della salute dell’uomo e degli altri esseri viventi. La terza strada, quella che vede lo Stato come datore di lavoro di ultima istanza, ha base teoriche molto approfondite ed è in grado di creare occupazione in tempi rapidi, anche in una situazione di recessione. Essa, infatti, non dipende dalla domanda e può intervenire in ogni settore privilegiando l’occupazione di determinate persone, che si trovino, ad esempio, disoccupate di lungo periodo, con persone a carico, in situazione di povertà estrema.
Il nostro progetto per un Green New Deal è articolato e completo; è possibile scaricarlo e consultarlo interamente qui:  Proposta di legge Green New Deal
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Una Commissione parlamentare sul trattamento di richiedenti asilo e migranti nei CIE
Le drammatiche immagini proposte il 16 dicembre 2013 dal TG2 sul Centro di Prima Accoglienza di contrada Imbriacola, a Lampedusa, con migranti denudati, in fila al freddo, sottoposti a disinfestazione per la scabbia, come anche il decesso di un ventenne al Cara di Mineo, rappresentano solo gli ultimi eventi inquietanti che, nel tempo, hanno avuto luogo in diversi centri di accoglienza (CDA), centri di accoglienza per richiedenti asilo (CARA), nonchè centri di identificazione ed espulsione (CIE).
E’ di tutta evidenza che, in relazione a tali luoghi, sia sempre più urgente la necessità politico-istituzionale di fare luce su quanto ormai accade vi costantemente. È fuori di dubbio, infatti, che in un Paese democratico vadano garantiti i diritti di tutti, come previsto anche dalla nostra Costituzione. Proprio alla luce del mancato rispetto delle garanzie degli stranieri che spesso caratterizza le strutture dedicate all’ accoglienza, come anche in quelle per l’identificazione e l’espulsione, i proponenti ritengono che l’interesse pubblico sotteso alla questione sia tale da giustificare l’istituzione, in tempi brevissimi, di una Commissione parlamentare di inchiesta, atteso che il funzionamento di tali strutture e la tutela dei migranti debba essere patrimonio condiviso da tutte le parti politiche.
I proponenti, con l’auspicio che si proceda al più presto all’istituzione della Commissione parlamentare di inchiesta SUI Centri di accoglienza (CDA), Centri di accoglienza PER richiedenti asilo (CARA) e i Centri di identificazione ed espulsione (CIE), che sola potrà fare luce sulle responsabilità politico-istituzionali della vicenda, sottopongono quindi all’attenzione del Parlamento il presente testo che ne prevede la natura monocamerale, senza dubbio in grado di garantire maggiore snellezza e rapidità allo svolgimento dei lavori.

Art. 1.
(Istituzione e funzioni della Commissione).
1.È istituita, ai sensi dell’articolo 82 della Costituzione, una Commissione parlamentare di inchiesta, di seguito denominata «Commissione», al fine di indagare sulle condizioni di trattenimento dei migranti nei Centri di Accoglienza (CDA), nei Centri di Accoglienza per Richiedenti Asilo (CARA) e nei Centri di Identificazione ed Espulsione (CIE).
2. La Commissione ha il compito di:
a) accertare se i CDA, CARA e CIE siano luoghi di sospensione dei diritti fondamentali e se, in particolare, in tali strutture siano stati perpetrati trattamenti disumani o degradanti nei confronti degli immigrati ivi accolti o trattenuti;
b) ricostruire in maniera puntuale gli eventi critici accaduti nei CDA, CARA e CIE;
c) indagare sui tempi e le modalità di accoglimento degli immigrati nei CDA, CARA e di trattenimento nei CIE e, in relazione a tali ultime strutture, verificare se viene data effettiva e puntuale applicazione delle disposizioni e delle garanzie a tutela degli stranieri espulsi e trattenuti previste dalla Direttiva 2008/115/CE ( cd. direttiva rimpatri) anche al fine di accertare eventuali responsabilità che possono aver determinato i diversi eventi critici che hanno avuto luogo, nel tempo, in tali strutture;
d) verificare l’effettivo rispetto degli standard di gestione previsti dalle attuali disposizioni normative e regolamentari per ciò che attiene i servizi di orientamento, nonchè di tutela legale e sociale erogati nelle strutture, con particolare attenzione alle prestazioni sanitarie, al rispetto del diritto d’asilo e alla tutela delle situazioni più vulnerabili.
Art. 2.
(Composizione e durata della Commissione).
1.La Commissione è composta da venti deputati, nominati dal Presidente della Camera dei deputati, in proporzione al numero dei componenti i gruppi parlamentari, comunque assicurando la presenza di un rappresentante per ciascun gruppo esistente.
2.Con gli stessi criteri e con la stessa procedura di cui al comma 1 si provvede alle sostituzioni che si rendano necessarie in caso di dimissioni dalla Commissione o di cessazione del mandato parlamentare.
2. La Commissione, nella prima seduta, elegge l’Ufficio di presidenza, composto dal presidente, da due vicepresidenti e da due segretari.
3. La Commissione conclude i propri lavori entro sei mesi dalla data della sua costituzione e presenta alla Camera dei deputati, entro i successivi sessanta giorni, la relazione finale sulle indagini da essa svolte.
Art. 3.
(Poteri e limiti della Commissione).
1.La Commissione procede alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria.
2.La Commissione ha facoltà di acquisire copie di atti e documenti relativi a procedimenti e inchieste in corso presso l’autorità giudiziaria o altri organismi inquirenti, nonché copie di atti e documenti relativi a indagini e inchieste parlamentari, anche se coperti da segreto.
3.La Commissione garantisce il mantenimento del regime di segretezza fino a quando gli atti e i documenti trasmessi in copia, ai sensi del comma 2, siano coperti dal segreto.
4. Per i fatti oggetto dell’inchiesta parlamentare non è opponibile alla Commissione il segreto di Stato, né quello di ufficio, professionale e bancario.
5. Per le testimonianze rese davanti alla Commissione si applicano le disposizioni degli articoli da 366 a 384-bis del codice penale.
6. La Commissione stabilisce quali atti e documenti non devono essere divulgati, anche in relazione ad esigenze attinenti ad altre istruttorie o inchieste in corso. Devono in ogni caso essere coperti dal segreto gli atti e i documenti attinenti a procedimenti giudiziari nella fase delle indagini preliminari.
Art. 4.
(Obbligo del segreto).
1.I componenti la Commissione, il personale addetto alla stessa e ogni altra persona che collabora con la Commissione o compie o concorre a compiere atti di inchiesta, oppure ne viene a conoscenza per ragioni di ufficio o di servizi, sono obbligati al segreto per tutto quanto riguarda gli atti e i documenti di cui all’articolo 3, commi 3 e 6.
2. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, la violazione dell’obbligo di cui al comma 1, nonché la diffusione, in tutto o in parte, anche per riassunto o informazione, di atti o documenti del procedimento di inchiesta dei quali è stata vietata la divulgazione, sono punite ai sensi dell’articolo 326 del codice penale.
Art. 5.
(Organizzazione dei lavori della Commissione).
1.La Commissione, prima dell’inizio dei lavori, adotta il proprio regolamento interno a maggioranza assoluta dei suoi componenti.
2.Le sedute sono pubbliche. Tuttavia, la Commissione può deliberare, a maggioranza semplice, di riunirsi in seduta segreta.
3. La Commissione può avvalersi direttamente dell’opera di agenti e ufficiali di polizia giudiziaria.
4. Per l’espletamento delle sue funzioni, la Commissione fruisce di personale, locali e strumenti operativi messi a disposizione dal Presidente della Camera.
5. Le spese per il funzionamento della Commissione è posta a carico del bilancio interno della Camera dei Deputati.
Art. 6.
(Entrata in vigore).
1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

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No al pareggio di bilancio nella nostra Costituzione
E’ tempo di archiviare le politiche di austerità e di mettere in campo una nuova, coraggiosa politica economica. Lo si può fare, da subito, anche in Italia. Il primo passo in questa direzione può compierlo il Parlamento, attraverso l’eliminazione del principio del pareggio di bilancio dalla nostra Carta Costituzione. E’ quello che SEL auspica con la proposta di legge costituzionale presentata su iniziativa dei deputati Boccadutri, Marcon e Nicchi. Il principio del pareggio di bilancio – introdotto con la legge Costituzionale n. 1/2012 e la modifica dell’articolo 81 – si è dimostrato disastroso per il nostro sistema economico, già fortemente danneggiato. E risponde a una diagnosi errata della crisi economica, presentata come “crisi dei debiti sovrani”, mentre i debiti sovrani sono peggiorati a seguito della crisi e delle ricette scelte per fronteggiarla.
Continuare a pensare che il taglio nei deficit pubblici possa essere compensato dall’aumento di altre componenti della domanda aggregata è una pia illusione. Sperare che le ricette dell’austerità ci conducano fuori dalla crisi è un errore storico. Bisogna recuperare la capacità di indirizzare la politica economica del nostro paese, e avere il coraggio di proporre, in Europa, un orientamento diverso e ambizioso, per costruire un’Europa giusta e solidale, che contrasti lo strapotere dei centri finanziari. Possiamo cominciare nel nostro Parlamento, con l’eliminazione del principio del pareggio di bilancio.
E’ consultabile il testo integrale della proposta di legge.
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Inchiesta parlamentare sulla vicenda Alitalia
Questa proposta di inchiesta parlamentare riguarda l’istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta
sulla cessione dei beni produttivi della società Alitalia – Linee aeree italiane Spa alla società Compagnia aerea italiana Spa.

Consulta il testo integrale della proposta.
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Ripristino della configurazione del falso in bilancio
Il ripristino della configurazione del falso in bilancio, in tutte le sue accezioni, è un atto necessario che mira a garantire il rispetto delle regole di trasparenza. Obbiettivo non meno importante è quello di far venire meno l’impunità di condotte che senza dubbio hanno alimentato e continuano ad alimentare il malaffare.
Leggi il testo integrale della proposta di legge.

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ISSPaCE: promozione della cultura della nonviolenza e della pace
Istituzione dell’Istituto superiore di studi per la formazione, la ricerca e l’intervento per la costruzione di processi di pace, la trasformazione nonviolenta dei conflitti e la promozione dell’eguaglianza sociale.
Consulta il testo integrale della proposta di legge.
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Un corpo giovanile per la difesa del territorio.
Questa proposta di legge prevede l’istituzione di un Corpo giovanile per la difesa del territorio, costituito da giovani disoccupati da impiegare nelle opere di pulizia dei corsi di acqua e delle rive, di rimboschimento, di regolazione del flusso delle acque e di difesa del suolo nell’ambito di singoli bacini o sottobacini idrografici.
La proposta di legge trova ispirazione da un’analoga iniziativa del 1933 presa da Franklin Delano Roosevelt, eletto nel marzo di quell’anno, proprio ottanta anni fa, Presidente degli Stati Uniti d’America, che si trovò di fronte un Paese in cui rigurgiti di consumismo estremo si alternavano con la disperazione di milioni di disoccupati pieni di debiti, nel quale l’agricoltura era allo sbando con le famiglie rurali alla fame e in cui esisteva una diffusa criminalità resa possibile dalla corruzione di funzionari statali e di uomini politici.
L’America non era soltanto quella delle banche e delle borse valori dissestate, del debito pubblico avanzante, ma si presentava con il suolo impoverito da decenni di sfruttamento, esposto all’erosione dovuta alle piogge e al vento, con le foreste devastate da incendi, con paesi e città senza fogne e senza discariche dei rifiuti, con città violente e inquinate, solcate da lunghe code di disoccupati pieni di debiti. Nell’America ereditata da Roosevelt era crollata la produzione di acciaio, di alimenti, di automobili e di petrolio. Roosevelt capì che la salvezza dell’America dipendeva anche dalla regolazione del corso dei fiumi e dalla lotta all’erosione, dalla ricostruzione della fertilità dei suoli agricoli e dei pascoli e dalla regolamentazione dell’estrazione di minerali, carbone e petrolio, da una nuova politica urbanistica e da un nuovo rapporto tra città e campagna, da un controllo della produzione delle merci e dalla lotta alle frodi praticate a danno dei consumatori, dalla salvaguardia delle foreste e dall’estensione dei parchi.
Lo stato di erosione del suolo dell’America richiedeva interventi immediati e le opere di regolazione del corso dei fiumi sarebbero state vanificate se non fossero state accompagnate da una vasta azione di rimboschimento delle valli. Roosevelt aveva sottolineato, fin dalla campagna elettorale, l’importanza delle foreste. Gli alberi – disse – trattengono la terra fertile sui declivi e l’umidità del suolo, regolano il fluire delle acque nei ruscelli, moderano i grandi freddi e i grandi caldi: sono i «polmoni» dell’America perché purificano l’aria e danno nuova forza agli americani.
Il 14 marzo 1933, dieci giorni dopo essersi insediato alla Casa Bianca, Roosevelt predispose un grande progetto per impiegare un esercito di giovani disoccupati al lavoro nelle foreste. Nell’estate del 1933, 300.000 americani, celibi, dai 18 ai 25 anni di età, figli di famiglie assistite, organizzati nei Civilian Conservation Corps, erano nei boschi, impegnati nei lavori di difesa del suolo che da molti anni erano stati trascurati.
Negli anni successivi, in molte campagne, 2 milioni di giovani lavoratori, complessivamente, piantarono 200 milioni di alberi, ripulirono il greto dei torrenti, prepararono laghetti artificiali per la pesca, costruirono dighe, scavarono canali per l’irrigazione, costruirono ponti e torri antincendio, combatterono le malattie dei pini e degli olmi, ripulirono spiagge e terreni per campeggi. Continua a leggere il testo integrale della proposta di legge qui.

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Legge contro le dimissioni in bianco
La richiesta di «dimissioni firmate in bianco» al momento dell’assunzione, ovvero nel momento in cui il rapporto di forza tra i contraenti è a favore del datore di lavoro, è una pratica vessatoria che mette la lavoratrice e il lavoratore nell’impossibilità di far valere i propri diritti e la propria dignità, pena la certezza di un licenziamento in tronco, ammantato dalla finzione della volontarietà.
Questa proposta di legge mira a impedire che l’imposizione delle dimissioni in bianco. Leggi il testo integrale della proposta di legge, attualmente in esame in Commissione Lavoro.

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Contenimento della contrattazione collettiva di prossimità
Questa proposta di legge mira a evitare la deroga generalizzata e illimitata ai diritti minimi stabiliti per legge nella contrattazione collettiva di prossimità, nell’ambito delle relazioni dei contratti di lavoro e dei rapporti industriali.
Consulta il testo integrale della proposta di legge.
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Risarcimento anche per il personale civile della difesa esposto all’amianto
La disciplina vigente non comprende tra i soggetti beneficiari dei diritti previdenziali i dipendenti statali non militari (ovvero il personale civile del Ministero della difesa) che siano stati esposti all’amianto. Questa proposta di legge mira a eliminare questa odiosa esclusione.
Leggi il testo integrale della proposta di legge.
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Per i progetti culturali nelle scuole
Progetti per attività di istruzione, formazione ed orientamento, nell’anno scolastico 2012/2013.
Consulta il testo integrale della proposta di legge.
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Per i progetti culturali nelle scuole
Progetti per attività di istruzione, formazione ed orientamento, nell’anno scolastico 2012/2013.
Consulta il testo integrale della proposta di legge.
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Tracciare il pagamento delle retribuzioni lavorative
Alcuni datori di lavoro, sotto il ricatto del licenziamento o della non assunzione, corrispondono ai lavoratori una retribuzione inferiore ai minimi fissati dalla contrattazione collettiva, pur facendo firmare al lavoratore, molto spesso, una busta paga dalla quale risulta una retribuzione regolare.
Per evitare questa prassi deprecabile, è sufficiente un semplice meccanismo antielusivo consistente nel rendere obbligatorio il pagamento delle retribuzioni attraverso gli istituti bancari o gli uffici postali.

Consulta il dossier integrale su questa proposta di legge, attualmente assegnata alla XI Commissione Lavoro.
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Carceri: beneficio della liberazione anticipata speciale
Nell’ordinamento penitenziario vigente, l’istruzione ha un ruolo di rilievo nel «trattamento» che accompagna il percorso del detenuto verso la meta della rieducazione e del reinserimento sociale, stabilita dall’articolo 27, terzo comma, della Costituzione.
Purtroppo le attuali condizioni materiali delle carceri – è ben noto – non consentono che le previsioni ordinamentali si traducano appieno in opere concrete. Proprio in queste condizioni, incentivare la lettura può costituire, sia per i detenuti che per gli operatori penitenziari, uno strumento utile per fare della formazione culturale un fattore decisivo nell’opera di recupero.
Questa proposta di legge mira a realizzare questo obiettivo, riconoscendo una detrazione di pena al detenuto che, individualmente o in gruppi organizzati all’interno del carcere, scelga la lettura del libro come momento di partecipazione al percorso di rieducazione e introducendo, a questo scopo, il beneficio della liberazione anticipata speciale. Il nuovo istituto può, peraltro, costituire un efficace incentivo alla partecipazione ai corsi di istruzione, secondo quanto proposto nel novellato articolo 27 della legge n. 354 del 1975 sull’ordinamento penitenziario.

Consulta il testo integrale della proposta di legge, attualmente in esame alla II Commissione Giustizia.
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Attività sugli idrocarburi in mare solo oltre le 12 miglia dalla costa
Questa proposta di legge mira prevalentemente a fissare una fascia di rispetto di 12 miglia dalla costa per lo svolgimento di attività di ricerca, di prospezione e di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare.
Visualizza il testo integrale della proposta di legge. Questa proposta è in corso di esame nelle Commissioni riunite VIII Ambiente e X Attività Produttive.
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Contenimento e riduzione del consumo di suolo
La presente proposta di legge elaborata dall’ufficio legislativo del WWF ha come obiettivo fondamentale il contenimento del consumo di suolo da realizzarsi mediante il recupero, il riutilizzo, e la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente.
Visualizza il testo integrale della proposta di legge.
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L’obsolescenza programmata non è un destino. La proposta di SEL in linea con l’Europa
Tutto cominiciò il 23 dicembre 1924, quando venne stipulato a Ginevra l’accordo Phoebus, il primo cartello mondiale avente come scopo il controllo della produzione e della vendita delle lampadine ad incandescenza.
Tale accordo, che coinvolgeva le più importanti case produttrici di lampadine ad incandescenza, prevedeva, tra l’altro, di ridurre la vita delle lampadine dalle oltre 2.500 ore (garantite prima dell’accordo) a sole 1.000 ore.
I progettisti, quindi, dovettero mettersi al lavoro per ideare lampadine meno efficienti e meno durature.
Phoebus, di fatto, è stato dunque l’atto di nascita dell’obsolescenza deliberatamente programmata per gli oggetti d’uso comune.

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Fuori dal patto di stabilità le spese per le emergenze nei territori
Questa proposta di legge prevede l’esclusione delle spese sostenute da province e comuni per rispondere a situazioni di emergenza ambientale.
L’esclusione riguarda le risorse provenienti dallo Stato e le relative spese di parte corrente e in conto capitale sostenute da province e comuni per l’attuazione delle ordinanze emanate dal Presidente del Consiglio dei ministri a seguito di dichiarazione dello stato di emergenza. L’esclusione opera anche se le spese sono effettuate nell’arco di più anni, purché nei limiti delle medesime risorse. Le province e i comuni beneficiari sono tenuti a presentare al Dipartimento della protezione civile, entro il mese di gennaio dell’anno successivo, l’elenco delle spese che sono escluse dal patto di stabilità interno, con precisa indicazione di quelle di parte corrente e in conto capitale.
Consulta il dossier di questa proposta di legge.
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Riforma del sistema tributario ed equità fiscale
Questa nostra prima proposta di riforma del sistema fiscale ha tre obiettivi:
1) un fisco più equo;
2) una diminuzione del carico fiscale sul lavoro, sulle famiglie e sulle piccole e medie imprese (PMI);
3) più in generale, una diminuzione della pressione fiscale, oggi al 44 per cento.
Si tratta di una proposta di legge che definisce una modifica strutturale e dinamica del nostro sistema fiscale nel senso di una progressiva correzione delle sue distorsioni ed ingiustizie.
Riteniamo indispensabile istituire il Fondo per l’equità e la riduzione strutturale del carico fiscale («Fondo»), destinato a finanziare sostanziali riduzione d’imposta e alimentato da risparmi, nuove imposte e più efficaci misure di contrasto all’evasione ed all’elusione.

Questa proposta di legge è stata esaminata e abbinata alla delega fiscale il 25 settembre 2013 ed è ora trasmessa al Senato. Consulta qui tutto l’iter del disegno di legge e il testo integrale.
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Per una riduzione significativa del numero dei parlamentari
Questa proposta di legge costituzionale risponde a un’istanza fortemente avvertita dalla società civile, rispetto alla quale nella scorsa legislatura, almeno a parole, si era registrata anche l’adesione di diversi gruppi parlamentari. Si tratta della riduzione del numero dei parlamentari nazionali proposta in una versione particolarmente stringente. Modificando gli articoli 56 e 57 della Costituzione è possibile portare il numero dei deputati da 630 a 300, riducendo nel contempo il numero dei senatori, che verrebbero ridotti a 200, con la riduzione, in proporzione, del numero dei parlamentari eletti nella circoscrizione Estero, fissati rispettivamente in cinque per la Camera dei deputati e in quattro per il Senato della Repubblica.
Visualizza il testo integrale della proposta di legge.
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Un tetto agli stipendi dei manager nella P.A. e nelle società partecipate
I dati Ocse sulle retribuzioni dei manager pubblici indicano quella realtà paradossale che Sinistra Ecologia Libertà ha denunciato da tempo e che riguarda anche i manager delle società’ private, delle banche e delle assicurazioni. Secondo le cifre divulgate dall’Economist i capi d’azienda in Italia sono pagati all’ora 957 dollari, in Germania 546, in Francia 616. Abbiamo ottenuto che entro 2 mesi arrivi in aula la nostra proposta di legge. Un provvedimento che mira a superare quel paradosso tutto italiano secondo il quale, mentre il Paese è in crisi, le aziende chiudono e sale la disoccupazione giovanile, continuano le retribuzioni faraoniche dei top manager senza nessun rapporto con le retribuzioni dei dipendenti (tra le più basse di Europa) e con la salute delle imprese.
Il tetto per i manager pubblici di 302.000 euro, di cui parla il ministero della Funzione Pubblica replicando all’Ocse, è aggirato in diversi modi. La nostra proposta di legge evita le furbizie, estende il limite alle 33 aziende partecipate dallo Stato (ENI, Finmeccanica, Fs. ecc) e alle società che ricevono finanziamenti pubblici, come le testate giornalistiche, pena la sospensione dei finanziamenti, conclude l’on. Titti Di Salvo.
Leggi tutto il dossier sulla proposta di legge che fissa un tetto per i manager della P.A., delle partecipate, delle società quotate in borsa e di tutte le quelle che ricevono finanziamenti pubblici.

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Per un reddito minimo garantito
La presente proposta è il frutto di un lavoro importante e impegnativo realizzato dalla società civile. Essa è stata discussa in decine e decine di assemblee pubbliche ed ha trovato il consenso di oltre 50.00 elettori e di oltre 170 tra associazioni, comitati e forze politiche. Si tratta di una legge di iniziativa popolare che, per ragioni unicamente tecniche, non ha assunto tale veste formale in Parlamento e che i deputati e le deputate di Sinistra Ecologia Libertà condividono e presentano oggi alla Camera. Con questo atto vogliamo valorizzare l’importante lavoro di così tante associazioni e cittadini, vogliamo seguire la Costituzione -la via maestra- che richiede il rafforzamento del contributo della società civile e vogliamo rappresentare l’impegno di SEL a favore del reddito minimo garantito. In sede Parlamentare, in occasione della discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in merito alla riunione ordinaria del Consiglio dell’Unione europea del 27 e 28 giugno 2013, abbiamo presentato una risoluzione che chiedeva al Governo di proporre l’introduzione di un sistema continentale di reddito minimo garantito cofinanziato dagli Stati Europei, ricordando che il 21 ottobre 2010 il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione sul «reddito minimo nella lotta contro la povertà e la promozione di una società inclusiva in Europa».

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Divieto di intitolare strade, monumenti, lapidi o altri ricordi a criminali fascisti, terroristi e mafiosi.
Troppe volte la memoria di questo Paese è stata oggetto di tentativi di revisionismo, di equiparazione dei carnefici alle vittime, di sottovalutazione delle efferatezze compiute da uomini e donne che, rappresentando lo Stato, si sono macchiati di crimini abnormi.
Tali tentativi, spesso, sono stati portati avanti anche attraverso l’intitolazione di strade, monumenti e lapidi a noti criminali. È noto a tutti, ad esempio, quanto accaduto di recente ad Affile, piccolo comune della provincia di Roma, dove il sindaco ha dedicato a Rodolfo Graziani, reo di massacri ed esecuzioni di massa in Libia ed Etiopia, condannato per i suoi crimini a 19 anni di carcere, addirittura un mausoleo…

Leggi il testo integrale della proposta di legge.
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Protezione umanitaria e diritto di asilo
Norme in materia di protezione umanitaria e di diritto di asilo.
Leggi il testo integrale della proposta di legge.
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Obiezione di coscienza per i militari
L’obiezione di coscienza al servizio militare obbligatorio, fino a quando tale servizio era previsto, era un dato acquisito nel nostro ordinamento, anche se la sua affermazione ha richiesto un lunghissimo percorso, durato quasi vent’anni, e l’impegno personale, spesso duro e molto penalizzante, di centinaia, migliaia di persone che hanno spesso sacrificato all’affermazione di questo principio di civiltà giuridica anche la propria libertà personale.
Anche se di esperienze nazionali non ne esistono molte (ricordiamo tuttavia che alla fine degli anni settanta ci fu un caso molto controverso di obiezione di coscienza da parte di un ufficiale dell’Aeronautica militare), essendo l’esperienza professionale generalizzata una realtà troppo recente nel nostro ordinamento, i dati provenienti da altri Paesi con Forze armate di consolidata tradizione professionale dimostrano che il fenomeno dell’obiezione di coscienza tra i militari professionisti è un fenomeno non secondario e non marginale.
Secondo il General accounting office, un organismo del Congresso degli Stati Uniti con funzioni assimilabili per certi versi a quelle della Corte dei conti, sarebbero stati 447 i militari che avrebbero chiesto di essere congedati per ragioni di coscienza nel 1991. Normalmente, secondo lo stesso ufficio, le richieste di obiezione di coscienza negli Stati Uniti sono circa 200 l’anno.
Questa proposta di legge stabilisce la possibilità per gli appartenenti alle Forze armate e ai Corpi di polizia ad ordinamento militare, indipendentemente dal grado rivestito, di dichiararsi obiettori di coscienza
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Leggi il testo integrale della proposta di legge.
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Voto ed eleggibilità per gli stranieri nelle elezioni locali
Gli stranieri non possono essere considerati una minaccia per l’ordine pubblico e per l’occupazione. Sono invece una straordinaria risorsa per il progresso civile, culturale ed economico della nostra società. Donne e uomini provenienti da altri Stati e che risiedono regolarmente in Italia sono un’autentica ricchezza per il nostro Paese. Per questo il riconoscimento dei diritti giuridici, civili e politici che rappresentano la condizione per rendere effettiva la partecipazione dei migranti nella società di accoglienza è un atto doveroso. Questa proposta di legge intende rafforzare le politiche di cittadinanza nei confronti di chi vive, risiede, studia e lavora nel nostro Paese.
Leggi il testo integrale della proposta di legge.
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Il luogo elettivo di nascita
Questa proposta di legge si prefigge l’obiettivo di consentire ai genitori la scelta del luogo di nascita dei propri figli, al posto dell’identificazione di questo nel comune dove è avvenuto il parto. In tal modo, al momento della nascita i genitori potranno di comune accordo stabilire che comune di nascita del figlio o della figlia sia quello nel quale sono residenti entrambi o quello dove uno di essi è residente, in caso risiedano in due comuni diversi. Nel caso in cui non vi sia accordo tra i genitori, il luogo di nascita sarà il comune nel quale è avvenuto il parto. La proposta di legge prevede anche che, se il figlio o la figlia è riconosciuto solo dalla madre o solo dal padre, il luogo elettivo di nascita è il luogo di residenza di chi rende il riconoscimento di filiazione.
Leggi il testo integrale della proposta di legge.
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Endometriosi malattia sociale
L’endometriosi è una malattia cronica e debilitante, spesso poco conosciuta, che colpisce più di 150 milioni di donne nel mondo e circa 3 milioni di donne nel nostro Paese. Il principale sintomo dell’endometriosi è il dolore, che in alcuni casi può divenire cronico e invalidante, tanto da non permettere di svolgere le normali attività quotidiane. Spesso la dismenorrea (dolore durante la mestruazione) si associa a dispareunia (dolore durante i rapporti sessuali) e a dischezia (dolore nell’evacuazione), rendendo la vita di relazione estremamente difficile, con importanti ricadute sociali per la minore produttività sul lavoro e per le frequenti assenze dovute alla malattia. Inoltre l’endometriosi è un’importante causa di infertilità.
Questa proposta di legge dispone il riconoscimento dell’endometriosi come malattia sociale e l’istituzione del Registro nazionale dell’endometriosi e della Giornata nazionale per la lotta contro l’endometriosi.
Consulta il dossier completo su Camera.it
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Bellezza e salvaguardia del paesaggio
La presente proposta di legge riconosce e promuove la bellezza quale patrimonio della Repubblica, nonché fondamentale forma di espressione della sua cultura e identità. Ideata ed elaborata dall’associazione ambientalista Legambiente, a cui va il nostro ringraziamento, trova le sue motivazioni in almeno due obiettivi principali che si vogliono conseguire:
1) promuovere cultura e bellezza, fattore decisivo su cui costruire il nostro sviluppo. Intorno al concetto di qualità, nell’intreccio inestricabile tra natura e sapiente intervento antropico si racchiude il meglio della nostra identità e della nostra storia, e al contempo una chiave per immaginare un altro futuro, oltre la crisi;
2) tenere assieme temi e questioni oggi affrontati in modo parcellizzato quando non contraddittorio. Occorre fare della qualità la chiave di ogni trasformazione nel territorio italiano.
Consulta il dossier e il testo di legge su Camera.it
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Sui trasferimenti del personale docente inidoneo nei ruoli ATA
Il decreto-legge «spending review» prevede alcune disposizioni ingiuste che riguardano il transito di personale docente inidoneo per motivi di salute e degli insegnanti tecnico-pratici nei ruoli del personale amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA).
Le inizitive del decreto legge producono una doppia ingiustizia: a danno di insegnanti gravemente ammalati che oggi offrono per quel che possono il loro contributo di lavoro alla scuola e a danno di ATA precari sulla cui pelle si gioca il cosiddetto «risparmio» di spesa. Persone, queste ultime, che con dedizione e competenza stanno svolgendo un lavoro per nulla semplice, visto l’appesantimento burocratico che grava sulle autonomie scolastiche dotate di segreterie ormai ridotte all’osso dai tagli.
Attualmente circa 3.500 docenti, poco più del 2 per cento degli insegnanti della scuola pubblica, sono inidonei all’insegnamento ma idonei ad altri compiti, come la programmazione e l’approfondimento della didattica, le attività connesse all’insegnamento, le cosiddette funzioni strumentali, la cura della biblioteca, dei laboratori, l’organizzazione delle visite istruttive e delle attività di orientamento, l’organizzazione delle prove di ingresso e di esame, i test Invalsi.
L’inidoneità in un profilo, con l’opportunità di svolgere altri compiti, evita la discriminazione di un lavoratore per le sue condizioni di salute ed è anche un’opportunità per il luogo di lavoro di poter continuare ad usufruire, sia pure in parte, della professionalità di quel lavoratore.
Per questi motivi appare incomprensibile e lesiva del loro ruolo di docenti la scelta del decreto-legge spending review di spostare i docenti inidonei nei ruoli degli assistenti amministrativi e tecnici delle scuole, licenziando di fatto gli ATA precari. I docenti inidonei sono privati del loro ruolo e retrocessi di qualifica, chiamati a svolgere funzioni amministrative e tecniche per le quali non hanno nessuna preparazione e formazione. Questa scelta non aiuta la scuola, ma rappresenta l’ennesimo fattore di indebolimento, senza peraltro raggiungere gli obiettivi fissati di contenimento della spesa.

La presente proposta di legge prevede  l’abrogazione degli articoli del decreto legge, nella convinzione che la norma che dispone il transito di personale docente inidoneo per ragioni di salute e degli insegnanti tecnico pratici nei ruoli di personale amministrativo, tecnico ed ausiliario (ATA) non risolva il problema del suddetto personale né del personale precario amministrativo e tecnico ed è lesivo della professionalità e della dignità dei docenti e dello stesso funzionamento della scuola.
Consulta il dossier completo e il testo di legge su Camera.it
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Ratifica della Convezione OIL su popoli indigeni e tribali
Oggi nel mondo vivono 300 milioni di indigeni, distribuiti in più di 60 Paesi diversi. Tra questi, 150 milioni di persone appartengono in senso stretto ai popoli tribali e comprendono almeno settanta gruppi che non hanno mai avuto contatti con l’esterno. Questi popoli stanno subendo terribili persecuzioni in ogni parte del mondo, e le loro voci restano quasi sempre inascoltate.
Nella maggior parte dei casi i popoli tribali sono autosufficienti e vivono della loro terra: cacciano, pescano, allevano animali, coltivano piccoli orti o raccolgono frutti spontanei. Non sorprende che siano quasi tutti accomunati da un forte attaccamento spirituale al loro territorio. In molti casi i popoli tribali e gli ambienti in cui vivono sono incredibilmente diversi. Spesso, però, i problemi che devono affrontare presentano grandi analogie: le minacce che devono affrontare sono radicate nella sostanziale mancanza di rispetto dei loro diritti territoriali da parte di governi, società e altri enti.

La Convenzione dell’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) sui popoli indigeni e tribali stilata nel 1989 (Convenzione n. 169) è la convenzione internazionale più importante e completa che esista oggi sui popoli tribali, ed è generalmente e ampiamente considerata come uno standard di riferimento per tutte le altre convenzioni, politiche o legislative, che possano essere varate in materia.
Nel 2014 si terrà la prima conferenza mondiale dei popoli indigeni delle Nazioni Unite proprio allo scopo di valutare la situazione dei popoli indigeni nel mondo e identificare le misure necessarie per assicurare il rispetto dei loro diritti riconosciuti sia dalla Dichiarazione ONU sui diritti dei popoli indigeni (UNDRIP) che dalla Convenzione 169.
Questa proposta di legge ratifica ed esegue la Convenzione dell’Organizzazione Internazionale del lavoro C 169 su popoli indigeni e tribali: in questo modo consente all’Italia di aiutare in modo concreto e immediato i popoli tribali a vivere sulle loro terre secondo lo stile di vita che loro stessi hanno scelto e a determinare i tempi e la direzione del loro sviluppo.
Visiona il dossier completo su Camera.it
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Per una riduzione significativa del numero dei parlamentari
Questa proposta di legge costituzionale risponde a un’istanza fortemente avvertita dalla società civile, rispetto alla quale nella scorsa legislatura, almeno a parole, si era registrata anche l’adesione di diversi gruppi parlamentari. Si tratta della riduzione del numero dei parlamentari nazionali proposta in una versione particolarmente stringente. Modificando gli articoli 56 e 57 della Costituzione è possibile portare il numero dei deputati da 630 a 300, riducendo nel contempo il numero dei senatori, che verrebbero ridotti a 200, con la riduzione, in proporzione, del numero dei parlamentari eletti nella circoscrizione Estero, fissati rispettivamente in cinque per la Camera dei deputati e in quattro per il Senato della Repubblica.
Visualizza il testo integrale della proposta di legge.
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Un tetto agli stipendi dei manager nella P.A. e nelle società partecipate
I dati Ocse sulle retribuzioni dei manager pubblici indicano quella realtà paradossale che Sinistra Ecologia Libertà ha denunciato da tempo e che riguarda anche i manager delle società’ private, delle banche e delle assicurazioni. Secondo le cifre divulgate dall’Economist i capi d’azienda in Italia sono pagati all’ora 957 dollari, in Germania 546, in Francia 616. Abbiamo ottenuto che entro 2 mesi arrivi in aula la nostra proposta di legge. Un provvedimento che mira a superare quel paradosso tutto italiano secondo il quale, mentre il Paese è in crisi, le aziende chiudono e sale la disoccupazione giovanile, continuano le retribuzioni faraoniche dei top manager senza nessun rapporto con le retribuzioni dei dipendenti (tra le più basse di Europa) e con la salute delle imprese.
Il tetto per i manager pubblici di 302.000 euro, di cui parla il ministero della Funzione Pubblica replicando all’Ocse, è aggirato in diversi modi. La nostra proposta di legge evita le furbizie, estende il limite alle 33 aziende partecipate dallo Stato (ENI, Finmeccanica, Fs. ecc) e alle società che ricevono finanziamenti pubblici, come le testate giornalistiche, pena la sospensione dei finanziamenti, conclude l’on. Titti Di Salvo.
Leggi tutto il dossier sulla proposta di legge che fissa un tetto per i manager della P.A., delle partecipate, delle società quotate in borsa e di tutte le quelle che ricevono finanziamenti pubblici.
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Stabilizzare i lavoratori socialmente utili
Disposizioni per la stabilizzazione professionale dei lavoratori socialmente utili nel settore scolastico.
Consulta il dossier su Camera.it
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Legge contro l’omofobia
Presentata da 4 primi firmatari: Ivan Scalfarotto (PD), Alessandro Zan (SEL), Irene Tinagli (Scelta Civica), Silvia Chimienti (M5S). Con 216 firme, è una delle proposte di legge più sottoscritta nella storia della Repubblica.
La sua elaborazione è stata realizzata grazie all’Associazione Avvocatura per i diritti LGBTI – Rete Lenford e prevede l’estensione della legge Mancino-Reale ai reati commessi per l’orientamento sessuale o per l’identità di genere della vittima.

Leggi tutto il dossier della proposta di legge su Camera.it.
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Sostanze stupefacenti
Modifiche al testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza.
La proposta di legge è a nome di Daniele Farina

Leggi il dossier completo sul progetto di legge su Camera.it
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Copertura finanziaria per gli esodati
Uno dei peggiori difetti della riforma Fornero è quello di non aver previsto un regime di transizione per quei lavoratori che ormai prossimi alla maturazione dei requisiti pensionistici avevano concluso accordi, individuali o collettivi, per uscire dal mercato del lavoro o che da tale mercato sono stati espulsi a causa della crisi o della chiusura dell’azienda. Tutti questi lavoratori sono stati chiamati esodati e rappresentano un numero spropositato di lavoratori che non percepiscono più alcun stipendio e non potranno percepire la pensione anche per anni.
Secondo i dati della Ragioneria di Stato gli esodati sono 314.000, ma secondo le stime dell’INPS un calcolo preciso non è possibile e le stime per difetto arrivano a circa 400mila lavoratrici e lavoratori.
Considerati questi numeri, SEL ritiene che il problema degli esodati vada risolto con una riforma strutturale della previdenza, che elimini i molti difetti della riforma Fornero e ridia dignità ai lavoratori e alle lavoratrici. Per questo SEL è impegnata nell’elaborazione di una propria proposta di riforma delle pensioni che abbia il requisito fondamentale di consentire l’uscita flessibile dal mondo del lavoro, senza penalizzazioni, così da restituire ai lavoratori parte del tesoro di oltre 70 miliardi che è stato scippato alla previdenza.
Tuttavia, considerato che il Governo e la maggioranza non intendono seguire SEL su questa strada, l’urgenza della questione sociale posta da tanti esodati richiede che essa venga risolta subito, muovendosi ancora in una logica di salvaguardia. Per questo motivo SEL ha presentato una proposta di legge (n. 1336) che è in discussione presso la Commissione Lavoro della Camera, che estende gli interventi di deroga in favore di ulteriori categorie di lavoratori esodati rispetto a quelli già salvaguardati, facendo chiarezza in ordine all’applicazione di alcune deroghe in modo che, ad esempio, si dia rilevanza non al momento della decorrenza dei trattamenti, ma a quello della maturazione dei requisiti.
La proposta di legge di SEL riparte dal testo approvato dalla commissione Lavoro nella scorsa legislatura, il cui iter in Assemblea si è interrotto a causa del termine della stessa.
Rispetto a quel testo, la proposta di SEL ha due importanti disposizioni in più:

- La prima intende consentire il pensionamento, in base alle previgenti regole, per tutti i lavoratori che risultavano non occupati al 31 dicembre 2011 o che avevano sottoscritto entro la stessa data accordi che prevedevano il licenziamento come esito finale, se la pensione sarebbe stata maturata entro 24 mesi. Per fare un esempio, un lavoratore licenziato o in mobilità che aveva compiuto 57 anni e aveva maturato 38 anni di contributi al 31 dicembre 2011, potrà andare in pensione entro il 31 dicembre 2013. Nel frattempo si lavorerà per modificare strutturalmente la riforma Fornero introducendo regole a favore dell’uscita flessibile dal mondo del lavoro.
- La seconda importante disposizione della proposta di legge di SEL introduce una copertura finanziaria certa per garantire a tutti i lavoratori esodati salvaguardati di poter godere del diritto. Infatti, attualmente, la legge prevede che una volta esaurite le risorse stanziate a favore degli esodati salvaguardati, i lavoratori non potranno andare in pensione anche se ne hanno i requisiti. Al danno si aggiungerebbe la beffa.
Questa proposta di legge è stata sottoscritta da Giorgio Airaudo, Titti Di Salvo, Antonio Placido, che fanno parte della Commissione Lavoro.
Leggi tutto il dossier della proposta di legge su Camera.it

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Inclusione dei macchinisti ferrovieri nei regimi previdenziali speciali
Modifica all’articolo 24 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, e altre disposizioni concernenti i requisiti per l’accesso al pensionamento del personale ferroviario viaggiante, di macchina e di manovra.
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Introduzione dello Ius Soli: la cittadinanza italiana a chi è nato in Italia.
Modifiche alla legge 5 febbraio 1992 n. 91, recante nuove norme sulla cittadinanza.
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Legge contro lo scambio elettorale politico-mafioso
Modifica all’articolo 416-ter del Codice Penale, in materia di scambio elettorale politico-mafioso. Fa seguito alla campagna di Libera contro la corruzione (Riparte il Futuro).
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Legge contro le dimissioni in bianco
Disposizioni in materia di modalità per la risoluzione del contratto di lavoro per dimissioni volontarie e del prestatore d’opera.
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Introduzione del reato di tortura nel Codice Penale
Introduzione del reato di tortura nel Codice Penale.
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Revisione delle norme sulle attenuanti generiche e di recidiva
Revisione delle norme in tema di di attenuanti generiche, di recidiva, di giudizio di comparazione delle circostanze di reato per i recidivi, di usura e di prescrizione.
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Abrogazone del reato di clandestinità
Abrogazione dell’articolo 10-bis del Testo Unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1988, n. 286, concernente il reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato.
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Abrogazione del Porcellum e ritorno al Mattarellum
Abrogazione della legge 21 dicembre 2005, n. 270, recante modifiche alle norme per l’elezione della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica.
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Rappresentanza sindacale
Norme in materia di rappresentanza sindacale nei luoghi di lavoro, di rappresentatività delle organizzazioni sindacali e di efficacia dei contratti collettivi di lavoro.
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Finanziamento ai partiti e rimborsi elettorali
Norme in materia di finanziamento privato della politica, di trasparenza dei partiti, di movimenti politici e liste, nonché riformulazione delle norme e dei limiti in materia di rimborsi elettorali.
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Per coloro che soffrono della sindrome di talidomide
Estensione dei destinatari dell’indennizzo in favore delle persone affette da sindrone da talidomide.
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Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne (approvata)
Ratifica della Convenzione di Instanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica.
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Ciclo dei rifiuti
Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse.
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Agricoltura sociale
Disposizioni in materia di agricoltura sociale.
consulta il dossier su Camera.it
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Valorizzazione delle aree agricole e contenimento dell’uso del suolo
Valorizzazione delle aree agricole e contenimento dell’uso del suolo.
consulta il dossier su Camera.it
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“Missioni di pace”
Introduzione di una stringente definizione legislativa degli ambiti di intervento in merito alla partecipazione italiana a operazioni internazionali di mantenimento o di imposizione della pace, nonché a missioni internazionali di assistenza umanitaria, affinche´ tali operazioni e missioni si svolgano nel rispetto della Costituzione e dei trattati internazionali, con particolare riguardo allo Statuto delle Nazioni Unite.
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Cannabis indica
Coltivazione e cessione della cannabis indica e dei suoi derivati: introduzione della graduazione del diverso livello di pericolosità dei comportamenti definiti ed accolti come illeciti. visualizza il dossier su Camera.it