Iraq, le commissioni difesa di Camera e Senato: sì all’invio di armi. Il no di Sel: serve contingente Onu e corridoi umanitari

Mentre il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, è a Bagdad per la sua missione lampo in Iraq, a Roma le commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato hanno approvato la risoluzione della maggioranza (a prima firma di Giorgio Tonini del Pd) per la fornitura di armi al governo iracheno.   Bocciate le altre due mozioni, quelle di M5S e Sel, contrarie all’invio di armamenti ai peshmerga.
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Art.18, da Alfano un piano contro i lavoratori non un piano per il lavoro

Il ministro Alfano è tra i pochi che ancora crede alla storiella dell’articolo 18 come ostacolo agli investimenti in Italia. Neanche le imprese, in particolare straniere, indicano nell’articolo 18 il principale ostacolo da superare. È una battaglia tutta ideologica, combattuta da chi in questi anni ha distrutto il mondo del lavoro, lo ha privato di diritti e tutele che vanno anche oltre l’art. 18, senza che questo abbia portato sollievo all’occupazione e all’economia.
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Seduta del 31 luglio 2014 - n° 276. Intervento di Antonio PLACIDO

 
ANTONIO PLACIDO. Signora Presidente,
noi voteremo, come gruppo di Sinistra Ecologia Libertà, contro questo provvedimento.
E non perché esso non contenga, disseminati qui e là, anche degli interventi correttivi, in relazione soprattutto ad alcune materie – mi riferisco in modo particolare a quella previdenziale –, di precedenti e grandi abbagli presi dai Governi che si sono succeduti negli ultimi anni. Mi riferisco, in particolare, agli interventi del Governo Monti in materia pensionistica. Voteremo contro perché non ci convince – ed uso un eufemismo – l’impianto complessivo del ragionamento del Governo.
In primo luogo, si dice « riforma» in questo strano momento storico nel quale il lessico e le parole sembrano avere subito un’inversione di senso e si immagina l’atto salvifico di un uomo solo al comando. Le riforme, che questo Paese, in un altro momento storico, ha vissuto, sono state in genere il prodotto di processi, anche molto complessi, e in ogni caso il prodotto di pazienti e per qualche verso conflittuali fasi di concertazione sociale con gli utenti, con i lavoratori dei settori investiti dai provvedimenti di cosiddetta riforma. In questa occasione, invece, noi ci troviamo al cospetto di un atto che evita accuratamente, non soltanto di aprire un confronto su un tema che il Paese avverte acutamente (la necessità di riformare la pubblica amministrazione), ma finanche di discutere con quelle organizzazioni sindacali che vengono espunte pressoché sistematicamente da ogni ruolo e da ogni funzione dentro questo provvedimento. È stata necessaria l’insistenza delle organizzazioni sindacali che abbiamo audito in Commissione in queste settimane; è stato necessario il lavoro, in qualche caso oscuro, per esempio dei nostri colleghi dell’XI Commissione, per ripristinare la presenza delle organizzazioni sindacali nel testo. Sembrava che il testo fosse stato sottoposto ad una procedura di correzione automatica al computer; erano stati esclusi tutti i riferimenti a passaggi di intesa o di concertazione con le organizzazioni sindacali. E non stiamo discutendo, badate, dei vertici delle organizzazioni sindacali, ma stiamo discutendo dei delegati che operano sul luogo di lavoro; stiamo discutendo delle rappresentanze di base dei lavoratori del pubblico impiego. Quei lavoratori che vengono additati al pubblico ludibrio come scansafatiche e fannulloni e ai quali, per cinque anni, si infligge una sospensione del rinnovo contrattuale, fatto del quale nessuno ovviamente trova l’occasione per discutere. Siamo in presenza di un provvedimento che ci infligge la sedicesima fiducia in cinque mesi. Siamo in presenza di un provvedimento che si presentava come una grande operazione di sblocco del turnover nel pubblico impiego, di ringiovanimento, di svecchiamento e che, invece, produrrà un topolino, come la montagna del proverbio. Produrrà un topolino perché l’unico provvedimento vero che questo decreto-legge prevede è il divieto di trattenimento in servizio che, in corso di esame del provvedimento, ha peraltro subito un ridimensionamento significativo, visto che le categorie forti (professori universitari, dirigenti medici e magistrati) sono riuscite a sfuggire anche al divieto di trattenimento in servizio. Pertanto, i 15mila posti di cui si favoleggiava all’inizio si ridurranno, nella migliore delle ipotesi, a pochissime centinaia. C’è poi la materia, che completa da questo punto di vista il quadro, dando fino in fondo il segno e la misura dell’orientamento di questo provvedimento, che riguarda i permessi, le aspettative e i distacchi sindacali. Anche qui, un atteggiamento, a nostro giudizio, intollerabile che catalizza e scaglia contro le organizzazioni sindacali un senso comune di destra che pure è diffuso in un Paese come il nostro, sottoposto ad una crisi sociale devastante in un momento come questo.
Si sottraggono, anche qui con poche limitazioni intervenute nel corso dell’esame del provvedimento, al controllo delle organizzazioni sindacali di base materie che sono di natura contrattuale e che, quindi, non possono essere sottratte alla disponibilità dei lavoratori e si alimenta in maniera neanche tanto sotterranea l’idea subdola che, in fondo, l’organizzazione sindacale di base non abbia a che fare con l’esercizio di una libertà costituzionalmente sancita, che è la libertà di organizzazione sindacale, ma sia questione da sottoporre a controllo perché oramai diventata materia utilizzata da maneggioni, imbroglioni, scansafatiche, nullafacenti annidati come sempre nel pubblico impiego. Noi abbiamo la sensazione che la risultante di questo provvedimento, al netto delle questioni di natura previdenziale su cui per un minuto interverrò, sia pesantemente di destra. Noi abbiamo la sensazione che le politiche del lavoro dentro questo Governo siano appaltate in maniera sistematica alla destra e che il presidente della Commissione del Senato, Sacconi, non abbia mai avuto tanta voce in capitolo come in questo momento, neppure quando era Ministro del Governo Berlusconi. A proposito poi di « quota 96 », questione lungamente e ripetutamente trattata in Commissione e in Aula da tutte quante le parti politiche e sottratta dal Governo nell’unica occasione in cui se ne discuteva in maniera appropriata, ossia allorquando, due settimane fa, discutemmo del provvedimento di salvaguardia per gli esodati, noi ripetiamo le nostre valutazioni. Siamo ovviamente convinti che questo sia un atto di giustizia, che si dovesse riparare ad un torto inflitto agli insegnanti. Siamo altrettanto convinti che la maniera raffazzonata, disordinata con cui questo Governo opera abbia finito per dare una soluzione che probabilmente creerà ai destinatari di questo provvedimento più problemi di quanti non ne risolva apparentemente oggi. Il provvedimento si presta a rilievi di ordine costituzionale come tutti quanti i colleghi sanno. Il provvedimento, essendo stato assunto nei confronti di alcuni dei « puniti » dalla Fornero e non di tutti quanti – penso in particolare ai macchinisti – è destinato a suscitare ulteriori guerre tra poveri, fatto del quale assolutamente non avremmo avvertito il bisogno. Per tutto questo insieme di ragioni il nostro giudizio è seccamente negativo, e il nostro voto sarà sicuramente negativo.
(Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà).
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Seduta del 31 luglio 2014 - n°276. Intervento di Antonio PLACIDO


ANTONIO PLACIDO. Signor Presidente,
l’ordine del giorno chiede di riconsiderare le disposizioni di tipo previdenziale che riguardano i lavoratori esposti all’amianto, immaginando che si possa introdurre un regime agevolativo a vantaggio di questi lavoratori e, in particolare,
che li si possa esentare dalle penalizzazioni previste dal comma 10 dell’articolo 24 della legge in vigore. Riguarda in particolare la situazione dei lavoratori – ripeto – esposti all’amianto che abbiano maturato un’anzianità contributiva di quarantatré e quarantadue anni, rispettivamente per gli uomini e le donne. Non capiamo bene la ragione dell’atteggiamento del Governo, tanto più che si tratta di un auspicio e che nel corso della discussione sul provvedimento a più riprese e da più parti il tema è stato sollevato.
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Gaza: parlamentari Sel in Israele e Palestina, assenza totale Europa

Ciò che stiamo vedendo in queste ore in Palestina conferma l’impressione di una sostanziale assenza dell’Europa. E di una debolezza del ruolo italiano, in particolare in questa fase di Presidenza del semestre europeo. In questa catastrofe umanitaria il silenzio non può essere accettato, si rischia l’inadeguatezza nel svolgere il proprio ruolo.
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A Montecitorio con i rappresentati della Fondazione Teatro Valle Occupato


A Montecitorio con i rappresentati della Fondazione Teatro Valle Occupato.
Tre anni di resistenza culturale e artistica hanno scongiurato la privatizzazione di uno dei teatri più importanti d’Italia. Dal 10 agosto potrebbe nascere un modello di gestione senza precedenti, che prevede turnazione delle cariche, formazione maestranze, prezzi accessibili,
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Pubblica amministrazione, stop del governo ai 4mila di quota 96. Sel: il governo degli annunci colpisce ancora

Il governo presenterà “4 emendamenti soppressivi” di alcuni punti del dl Pubblica amministrazione tra cui la cosiddetta “quota 96″, che sbloccava 4 mila pensionamenti nella scuola. Ad annunciarlo il ministro della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia. La “quota 96″ era stata, infatti, oggetto delle ire del commissario alla spending review Carlo Cottarelli che lamentava l’impossibilità di tagliare le tasse (fine ultimo originario dei tagli alla spesa) se la politica continua a richiedere di dirottare risorse altrove.
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Il Senato boccia gli emendamenti sull’immunità. Sel non ritira i suoi emendamenti

Il bipartitismo perfetto finisce per tutto tranne che per l’immunità. I senatori nominati saranno garantiti dall’immunità e poco male se ciò provocherà una assurda differenziazione tra i consiglieri regionali e i sindaco che fanno anche i senatori e quelli che invece non godono di questo privilegio. Nonostante gli spiragli fatti balenare nei giorni scorsi, governo e maggioranza hanno dunque deciso di non toccare uno dei capitoli più discutibili e discussi dell’intera riforma.
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Senato, nessuna trattativa ma impegnati a cambiare una riforma che non ci piace

Siccome leggo sui giornali diverse imprecisioni sulla discussione che si sta svolgendo in queste ore tra il governo e Sinistra Ecologia Libertà sulla riforma costituzionale, vorrei fare qualche precisazione.
La nostra non è una trattativa che può far cambiare orientamento al nostro gruppo sul voto finale che daremo sul provvedimento. Questo perché la parte più significativa della riforma, cioè i primi due articoli, sono stati approvati in questi giorni, nonostante la nostra opposizione, anche utilizzando una tecnica estremamente discutibile in materia costituzionale come quella del ‘canguro’, che ha cassato molti nostri emendamenti.
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