Giovanni Barozzino sulla fiducia al governo Renzi.



Signor Presidente del Senato,
è vero, presidente Renzi: in Italia l'emergenza è il lavoro. Preciso: un lavoro dignitoso, altrimenti non parliamo di lavoro. Peccato, però, che non ho sentito una sola parola nel suo discorso su uno dei più grandi gruppi del nostro Paese, la FIAT, che di fatto si appresta a lasciare l'Italia, praticamente in linea con quanto accaduto con i precedenti Governi: il silenzio.
Se si vuole parlare di lavoro si deve difendere quello che c'è e crearne di nuovo, convocando da subito la FIAT al tavolo, visto che tanto, tantissimo ha ricevuto da questo Paese. Oggi, purtroppo, i suoi lavoratori sono trattati in modo a dir poco ingeneroso, in un silenzio assordante della sua maggioranza.
Serve incentivare i contratti di solidarietà, ossigeno puro per i lavoratori e per i territori; defiscalizzare le imprese che investono e non licenziano; estendere la cassa integrazione a tutti i lavoratori perché ‑ è bene ricordarlo a tanti qui dentro ‑ i lavoratori la cassa la subiscono, non la chiedono; smetterla con i contratti precari che, oltre a non essere in linea con la nostra Costituzione, sulla quale il Governo ha giurato, non creano occupazione ma disoccupazione e umiliano i lavoratori. Per capirlo basta fidarsi dei lavoratori, di chi lavora e non dei professori virtuali del lavoro che, appunto, lo conoscono solo virtualmente.
Sandro Pertini diceva che libertà senza giustizia sociale è una conquista vana. Allora, io le chiedo in tutta coscienza: come pensa di governare con questa maggioranza che con la sua azione politica in questi anni ha distrutto la giustizia sociale in questo Paese stando sempre dalla parte dei più forti? Per questa ragione non possiamo darle la nostra fiducia.
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Lavoro, Sel: un new Green Deal per creare 1,5milioni di posti




«Creare 1 milione e mezzo di posti di lavoro in tre anni, impegnando circa 17 miliardi, con lo Stato che diventa datore di lavoro di ultima istanza». È questo l’obiettivo della proposta di legge, già depositata, di Sel sul lavoro e presentata a Montecitorio.


Come spiega Giorgio Airaudo «la priorità di questo paese è il lavoro, che è una cosa molto concreta che richiede risposte precise. Se ci si affida al mercato e agli incentivi è impossibile risolvere il problema della disoccupazione», sottolinea l’ex sindacalista Fiom in conferenza stampa insieme a Luciano Gallino «che ci ha ispirati nella nostra proposta» e al capogruppo Gennaro Migliore.


Un piano straordinario per il lavoro, che dovrà essere discusso “nel percorso parlamentare del Jobs act di Matteo Renzi”: così Sinistra ecologia libertà prova a inserirsi, dall’opposizione, nel dibattito sulle prime misure economiche annunciate dal nuovo presidente del Consiglio.

“Serve un New deal ispirato a quello rooseveltiano – ha detto Airaudo – e noi pensiamo che lo Stato possa diventare datore di lavoro di ultima istanza”. Per farlo, gli interventi vanno concentrati, secondo Gallino, «nei settori ad alta intensità di lavoro» quindi il risanamento delle scuole, la ristrutturazione degli ospedali e la manutenzione del territorio per contrastare il dissesto idrogeologico.



«Uno choc positivo per l’economia che però dovrà avere effetti benefici anche sull’ambiente e non devastarlo», ha precisato Migliore. Anche la competitività delle imprese italiane non verrebbe intaccata dall’impegno pubblico: «Non si può affidare al mercato – ha puntualizzato il capogruppo di Sel – quello che il mercato non vuole e non può fare». La copertura dell’investimento triennale, ha spiegato ancora Airaudo, dovrebbe venire dall’uso «dei fondi della Cassa depositi e prestiti, anche attraverso l’emissione di obbligazioni, e dai Fondi strutturali europei. Con una responsabilizzazione degli enti locali, attraverso l’allentamento del patto di stabilità interno. Ma attenzione: con una clausola sull’occupazione netta: chi vincesse a livello locale questi appalti dovrebbe non aver licenziato nei 24 mesi precedenti e impegnarsi a non licenziare nei 24 mesi successivi», per evitare escamotage.


La proposta prevede un «new deal per l’Italia che guarda all’Europa», nel testo si parla di un «green new deal italiano contro la recessione e la disoccupazione» da attuare tramite l’istituzione di una Agenzia nazionale per gli anni 2014-2016.
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Luciano Gallino: su lavoro e legge di stabilità Renzi per ora fa solo proclami. Da SEL una proposta concreta



Luciano Gallino ha partecipato alla presentazione della proposta di legge SEL per un Green New Deal italiano. A margine della conferenza stampa ha espresso alcune opinioni sul tema del lavoro e della posizione italiana in Europa.

In che modo il Green New Deal differisce dal Jobs Act di Renzi?
La proposta di SEL è una proposta concreta, precisa, si potrebbe approvarla in una settimana e farla partire in 15 giorni. Si tratta di una proposta argomentata in 40 pagine di dati e statistiche.
Da Renzi, sul lavoro, vorrei vedere qualcosa di più sostanzioso perchè finora siamo sul piano dei discorsi. Il Jobs Act che ho scaricato dal sito di Renzi è soltanto un dossier di poche pagine che contiene alcune idee interessanti e altre a dire il vero mirabolanti.

Per esempio?

Ad esemipio è mirabolante l’idea di cambiare per intero la legislazione sul lavoro in 8 mesi. In Italia, la legislazione sul lavoro ha cominciato a evolversi il 1 gennaio 1948, quando è nata la Costituzione. 8 mesi sono pochi date queste premesse di contenuto. Quelle del Jobs Act sono poche paginette che volano per aria. Aspetto che le paginette di Renzi diventino qualcosa di più concreto.
 
Nel suo ultimo saggio lei parla di un “colpo di stato” delle banche. In che modo questo ragionamento fa da premessa alla necessità di un Green New Deal?
Tra il novembre 2011 e il febbraio 2012 la BCE ha prestato alle banche europee più di un trilione di euro ovvero più di 1000 miliardi. Le banche italiane ne hanno approfittato per 300 miliardi. Una frazione minima di questi miliardi sono finiti alle imprese e per creare occupazione; gli altri sono stati depositati come collaterali alla BCE per impieghi prevalentemente bancari e finanziari privi di impatto sull’economia reale.
Renzi ieri ha dichiarato che non prenderà ordini dall’Unione Europea, anche se non dice come.

Secondo lei è in grado di negoziare veramente il patto di stabilità in Europa come sostiene?

Sarebbe importante che avesse qualcuno vicino a se’ con due caratteristiche: una notevole competenza tecnica e la volontà politica di ridiscutere il patto fiscale e tante altre questioni che potrebbero migliorare la posizione dell’Italia in Europa. Il mio timore è che magari trovi persone tecnicamente anche molto preparate che però difettano della volontà politica di incidere. Oppure può trovare persone che hanno la volontà politica ma non la competenza. Ci vogliono ambedue le cose.


Da quello che lei sa, Renzi ha a disposizione queste risorse nel suo staff?

Non mi pare proprio. Naturalmente, per carità, sono persone che non si conoscono e bisognerà valutarle da quello che combinano. Ma a giudicare dai curricula non è che si possa evincere granchè sulle competenze a disposizione. Soprattutto, c’è qualche dubbio sulla volontà politica di imporsi in qualche modo su terreni molto caldi e tecnicamente complessi. Quello che Renzi dice è comunque un buon segno; stiamo a vedere, perchè gli spot e i messaggi non bastano.

Secondo lei che tipo di negoziazione va condotta con la BCE?

Se si avesse veramente a cuore il dramma dell’occupazione si potrebbe intervenire sulla BCE e sui suoi alleati perchè nel regolamento della BCE c’è scritto che può e deve prestare denaro alle banche private ma, e sottolineo “ma”, ponendo delle condizioni. Potrebbe pretendere da ogni stato un piano industriale in cui si spiega, ad esempio, che verranno assunte tot persone, al netto di quelle che si intendono licenziare. Sono tanti gli impegni che possono essere negoziati insieme alle manovre di carattere finanziario.
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Electrolux, Renzi “buca” incontro con i lavoratori e li rimanda alla prossima settimana. Sel. non un buon inizio. Ora mantenga l’impegno

«Alla sua prima uscita pubblica il premier Matteo Renzi a Treviso “buca” l’incontro con i sindacati sulla vertenza Electrolux. Non è certo un buon modo per cominciare ad affrontare il tema delle crisi industriali, vera emergenza del Paese, quello di far saltare l’incontro di oggi già previsto con le rappresentanze sindacali della Electrolux e farlo slittare alla settimana prossima a Roma». Lo afferma Sinistra Ecologia Libertà, con l’on. Ciccio Ferrara della presidenza nazionale.
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A 30 anni dalla scomparsa di Enrico Berlinguer


A 30 anni dalla morte di Enrico Berlinguer permangono nella vita politica odierna temi strategici che lui pose con forza:
 
a) la necessità del dialogo sino al compromesso possibile tra le forze politiche nell’interesse nazionale;
b) il nuovo rapporto tra sud e nord del mondo nel quadro di una visione internazionale multipolare, di disarmo, di pace e di contrasto della povertà, che lo avvicinò a grandi personalità del socialismo come Brandt, Palme, Mitterand;
c) la questione morale e la riforma dei partiti per affermare il legame profondo tra politica ed etica e la legittimazione popolare della democrazia (in questo fu profetico se pensiamo ai mali del sistema dei partiti di oggi);
d) l’austerità non come mero strumento di politica economica, ma come mezzo per superare un sistema sociale basato su sprechi, sperperi, corruzione e consumismo: “l’austerità per Berlinguer significa rigore, efficienza, giustizia”.
Berlinguer dirigeva un partito di massa , con 1 milione e 700 mila iscritti e 12 milioni di voti; è stato amato non solo dal suo popolo, ma ben oltre i suoi confini politici. Eppure non era un tribuno, né aveva propensioni carismatiche, anzi appariva timido, schivo, gentile. La sua serietà era colta come schiettezza, onestà, sobrietà, fedeltà ai suoi ideali e agli impegni che assumeva nell’interesse delle classi subalterne e del Paese. Solo Sandro Pertini forse fu amato dal popolo italiano come lui.
Ma Berlinguer era anche un capo di partito che avanzava con coraggio proposte politiche nette e divisive, talmente forti che anche tanti anni dopo la sua morte, la grande giornalista Miriam Mafai scrisse un saggio dal titolo famoso: “Dimenticare Berlinguer”.  Nella sinistra post-comunista infatti i suoi massimi leader per molti anni acconsentirono a rappresentare Berlinguer come un settario, un moralista, quasi un frate zoccolante.Era una ingenerosa caricatura che la storia ha corretto in quanto strumentale alla ricerca di una ambigua legittimazione del PDS-DS dai poteri forti del Paese. Era un volersi liberare della zavorra comunista buttando bambino e acqua sporca.
Ormai la ricerca storica ha acclarato che Berlinguer primeggia nella politica italiana come un grande uomo di Stato pur non avendo mai avuto rilevanti incarichi di governo o istituzionali. In questo rappresenta il primato della politica, quella vera, che nasce dalla combinazione magica della professionalità con la passione, dell’onestà con l’empatia popolare.


Gianni Melilla

Già segretario Cgil Abruzzo, consigliere regionale,docente di cooperazione internazionale, impegnato nella cooperazione allo sviluppo. Pescarese, è nella commissione Bilancio e della Giunta del Regolamento della Camera.
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Nota sui lavori parlamentari settimana dal 17 al 21 Febbraio

Questa settimana l’attività parlamentare è stata molto limitata. Durante la crisi di Governo infatti non si possono svolgere atti parlamentari che coinvolgano il Governo in qualunque ruolo. L’unica cosa che è possibile fare è convertire i decreti legge. Per questa ragione tutto quello che il calendario della camera prevedeva per questa settimana è stato rimandato e per la stessa ragione la Camera ha esaminato il decreto mille proroghe e di quello per l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Dal’tra parte è stata una settimana interamente monopolizzata dalla crisi di governo e dalla formazione del nuovo. La posizione di Sinistra ecologia e libertà è stata ribadita durante le consultazioni del presidente incaricato: la struttura stessa del Governo che sta nascendo, che si regge sul patto col Nuovo Centro Destra ostacola le scelte utili perché l’Italia esca dalla crisi. La nostra valutazione non è ideologica (abbiamo alle spalle due governi tecnici e di larghe intese che non hanno prodotto nulla) e non sarà cieca: di fronte alle proposte del Governo valuteremo nel merito, come facciamo dall’inizio della legislatura. Sappiamo che cosa faremmo se fossimo noi al Governo e a Renzi abbiamo presentato le nostre idee per fa ripartire l’Italia: piano per il lavoro, conversione ecologica dell’economia, reddito minimo, investimento su scuola università e ricerca. Quello che è accaduto fino ora conferma il nostro giudizio negativo: la carica innovativa che Renzi ha vantato come sua qualità principale viene smentita dalla celebrazione nella formazione del Governo di tutti i riti per costruire piccoli patti per piccoli interessi. L’idea che l’Italia possa uscire dalla crisi grazie alle capacità di giovani leader è un errore in sé, che sottovaluta la portata strutturale della crisi che stiamo vivendo. Inoltre dare un orizzonte di legislatura a questo Governo segna un ulteriore novità politica: le larghe intese non sono più l’emergenza ma la normalità.
Prima ancora del discorso programmatico che ascolteremo alle camere cominciano a filtrare notizie preoccupanti: ad esempio l’Ncd ha dichiarato che l’eliminazione delle dimissioni in bianco non sono la priorità del governo, il che sottende l’idea del lavoro contrapposto ai diritti e fa immaginare che il cuore dell’intervento sul lavoro siano per l’ennesima volta le regole del mercato del lavoro e non finalmente gli investimenti per creare lavoro.
Decreto legge mille proroghe
Abbiamo presentato la pregiudiziale di costituzionalità poiché è l’ennesimo decreto omnibus, che mette insieme materie diversissime fra loro: dalle proroghe di situazioni diverse in scadenza ai regolamenti per la produzione di mozzarella. Abbiamo dato parere contrario al provvedimento perché crediamo che il parlamento debba ritornare a prendere scelte importanti e strutturali per il Paese, non a convertire in legge decreti come questo che svuotano il parlamento dal suo ruolo e mettono insieme piccoli interventi, alcuni urgenti altri per niente. Abbiamo comunque ottenuto nel decreto la proroga degli sfratti fino al 31 dicembre 2014. Avevamo chiesto poi che la “social card” per i migranti venisse finanziata con il taglio delle auto blu, non attraverso la riduzione del fondo per gli esodati come aveva proposto il governo, ma alla fine dal provvedimento è stata eliminate del tutto questa misura. In discussione generale è intervenuto Florian Kronblikhler. In dichiarazione di voto è intervenuto Nazzareno Pilozzi.

Abolizione finanziamento pubblico ai partiti
Fin dall’inizio ci siamo battuti contro l’idea di abolire il finanziamento pubblico ai partiti. Questo provvedimento, che rappresenta l’unico dei tanti proclami portato a termine dal governo Letta, peggiora la qualità della nostra democrazia e tocca una materia molto delicata come quella del funzionamento dei partiti senza aver attuato cioè che l’articolo 49 della nostra Costituzione dispone. Abolire il finanziamento pubblico ci allontana dall’Europa: in nessun Paese Europeo democratico non è presente, ci avvicina invece a quei paesi che con la democrazia hanno poco a che fare. E tutto questo per un risparmio per i cittadini italiani di 1,50 euro l’anno. Questo infatti era il costo della legge n. 96 del 2012, che approvata meno di un anno e mezzo fa introduceva un sistema di cofinanziamento pubblico-privato delle spese effettivamente sostenute e rendicontate nelle campagne elettorali. Seppur vero che in questi anni la politica ha dato uno spettacolo degradante ai cittadini, rubando soldi pubblici proprio nel momento in cui gli italiani soffrivano di più la crisi e il taglio continuo di servizi e welfare, crediamo che la soluzione stia nel recupero di un’autorevolezza dei partiti, nella loro credibilità attraverso la capacità di affrontare e risolvere i problemi dei cittadini. Al contrario L’abolizione del finanziamento pubblico comporterà la dipendenza dei partiti e della politica dagli interessi dei finanziatori privati: saranno le loby a influenzare le scielte principali. L’esempio americano da questo punto di vista avrebbe dovuto sconsigliare questa strada. Noi avevamo una proposta molto dettagliata di cui avevamo parlato nelle noste precedenti a cui rimandiamo. Ci teniamo comunque a sottolineare che è stato respinto un nostro emendamento che chiedeva di non permettere a chi è stato condannato in via definitiva di finanziare i partiti politici. In discussione generale è intervenuto Angelo Sannicandro. La dichiarazione di voto è stata fatta da Sergio Boccadutri.

Titti Di Salvo

La prima donna segretaria generale della Cgil in Piemonte, poi segretaria nazionale Cgil, tra le fondatrici del movimento Se non ora quando? E' la Vicepresidente vicaria di Sinistra Ecologia e Libertà alla Camera.
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Governo, Vendola: deluso da discorso Renzi. Solo spot e propaganda. No convinto alla fiducia


«Confesso una delusione sincera e totale proprio dal quel leader che fa del coraggio la propria bandiera». Lo dice Nichi Vendola al Senato, commentando il discorso del premier Matteo Renzi.
«Mi aspettavo un discorso all’altezza del coraggio che evoca- aggiunge Vendola- e poi c’è una parola che a Renzi proprio non gli viene in bocca: Sud». Quindi, conclude, «sarò oppositore, saremo oppositori del governo Renzi».
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Electrolux, Airaudo: bene commissione lavoro in Friuli. Ora Renzi convochi tavolo. Da Sel progetto di legge sulla decontribuzione dei contratti di solidarietà

«Ieri la Commissione Lavoro della Camera, su richiesta di Sel, è stata in Friuli Venezia Giulia per incontrare le parti sociali e i lavoratori della Electrolux e della Ideal Standard. Per la prima volta la Commissione è uscita dalla sua sede istituzionale per affrontare direttamente le problematiche del territorio e dei lavoratori coinvolti dalla crisi».  Lo afferma l’on. Giorgio Ariaudo della segreteria nazionale di Sel e capogruppo in Commissione Lavoro.
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Delegazione di Sel incontra Matteo Renzi. Vendola: «Indisponibili a governo, ma faremo opposizione seria»

«Abbiamo avuto un colloquio molto intenso e, al netto del giudizio che abbiamo espresso sulla nascita di questa nuova stagione, abbiamo discusso delle cose di cui il Paese ha bisogno secondo il nostro giudizio». Lo dice Nichi Vendola, dopo che la delegazione di Sel ha incontrato per 45 minuti il premier incaricato Matteo Renzi.
«Abbiamo ascoltato qual è l’idea del premier incaricato e qual è la sua agenda. Sono titoli condivisibili, il problema è lo svolgimento», aggiunge.
Vendola ha voluto porre l’attenzione su alcuni temi: «Per noi è importante la questione del lavoro, che non sia un piano contro i lavoratori; il rilancio del welfare ambientale; il problema degli F35; il diritto allo studio; il Sud, per anni offeso e dimenticato; i diritti civili e le libertà individuali che non sono una civetteria laicista, in un Paese come l’Italia che in questo ha un ritardo di cinquant’anni».
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Migliore: la decisione assunta dal Congresso è vincolante. Appoggeremo la candidatura di Tsipras con lealtà ed impegno

«Considero vincolante per Sel la decisione congressuale di appoggiare il candidato Alexis Tsipras a presidente della commissione europea, candidatura che appoggeremo con lealtà e impegno».  Lo dichiara Gennaro Migliore, presidente dei deputati di Sinistra Ecologia Libertà. «Non condivido le posizioni di Gianni Melilla poiché considero l’interlocuzione con il campo socialista europeo necessaria, ma – spiega Migliore – il nostro impegno è e sarà rivolto a rafforzare la lista civica a sostegno della candidatura del leader della sinistra greca».
Oggi il  deputato di Sel, Gianni Melilla, dopo aver incontrato il Presidente dell’Europarlamento e candidato del Pse alla Commissione Ue, Martin Schulz, a margine del convegno alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano aveva dichiarato: «Io il 25 maggio voterò Schulz  e con me molti altri di Sel».

Gennaro Migliore

E' il Capogruppo di SEL alla Camera. Tra i fondatori di Sinistra Ecologia e Libertà, fa parte della commissione di Vigilanza RAI e della commissione Affari Costituzionali, della Presidenza del Consiglio e Interni.
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Sardegna, il buon risultato di Sel. Sono quattro i rappresentanti in Consiglio regionale

Nonostante l’alta astensione, Sinistra Ecologia Libertà ha aumentato la percentuale delle politiche (da 3.7% al 5.2%)  ed ha conquistato ben 4 seggi al Consiglio regionale sardo: entreranno Daniele Cocco, Francesco Agus, Luca Pizzuto e Eugenio Lai.
A Cagliari, Sel tocca l’8.45%: nonostante l’alta astensione, anche qui è l’unica ad aumentare i voti reali e la percentuale delle politiche (+3%) mentre Pd e centrodestra perdono voti.
Altre due piccole curiosità: a Escolca (Cagliari) – dove è sindaco Eugenio Lai, 28 anni, di Sel – il centrosinistra vince col 64%: Sel prende il 57% dei voti (Pd all’1.8%). Risultati simili nel comune di Ulassai, in Ogliastra: csx al 76% con Pd al 34.96% e Sel al 40.45%.
E questi sono altri buoni risultati ottenuti da Sel in giro per la Sardegna in comuni di media grandezza.

Alghero: 7.6%
Monserrato: 8.3%
Quartu Sant’Elena: 5.3%
Selargius: 7.6%
Carbonia: 9.3%
Iglesias: 11.4%
Arbus: 17.5%
Guspini: 9.5%
Villacidro: 10.7%
Nuoro: 5.5%
Tempio Pausania: 7.6%
Porto Torres: 6.6%.
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La nostra discussione e la strada verso la Conferenza di organizzazione


Nel dibattito seguito alla pubblicazione sul sito nazionale delle decisione assunte dall’Assemblea Nazionale di Sel del 15 febbraio, si colgono preoccupazioni e perplessità e anche critiche riguardanti le regole del partito e la ratio con cui alcune di tali scelte sono state prese. Preoccupazioni e critiche del tutto legittime, non c’è nella da aggiungere a questo proposito, anche perché Sel sconta, dal primo congresso ad oggi, un’inadeguata discussione sui temi non solo della forma partito ma della natura del partito, dell’ “essere partito”: che cos’è un partito, per giunta di sinistra e a vocazione ecologica, nell’epoca dell’implosione in Italia del sistema dei partiti, del cupio dissolvi che agita il “più grande gruppo misto del Parlamento” come io chiamo il Pd, dell’indebolirsi fino alla sparizione di ogni tensione al cambiamento, e altro potremmo aggiungere?
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Sardegna, Fratoianni: centrosinistra vince grazie anche al risultato di Sel (6%). Finita l’era Capellacci


Il centrosinistra in Sardegna vince grazie «al 6% di Sel» e questo significa che quando «la coalizione si presenta nella sua forma piena viene premiata. Questo dovrebbe dir qualcosa a Renzi che ripropone le larghe intese». Lo dice Nicola Fratoianni, coordinatore nazionale di Sel, parlando alla Camera. «Finalmente finisce l’era Cappellacci che è stata un’era molto triste per il popolo sardo», aggiunge.
«Un grazie di cuore ai compagni, alle compagne, agli elettori di Sel: senza di loro centrosinistra non avrebbe vinto. Auguri di buon lavoro a  @F_Pigliaru  ,ora servirà tanta passione e tanta buona politica per rimediare ai guasti della destra in Sardegna. Quando il centrosinistra si presenta con le carte in regola senza compromessi o ammiccamenti con la destra la vittoria è limpida. #Sardegna » Così Nichi Vendola su twitter ha commentato l’andamento dei risultati elettorali delle elezioni regionali della Sardegna.
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Milleproroghe, approvato emendamento Sel su proroga sfratti. Mancano “piano casa” ed estensione proroga a morosità incolpevole

«Con l’approvazione del nostro emendamento per la proroga della sospensione degli sfratti al 31 dicembre è stato messo un primo tassello a un’emergenza abitativa fuori controllo». - lo dichiara Ileana Piazzoni, deputata di Sinistra Ecologia Libertà, dopo il voto all’emendamento di sel al decreto milleproroghe.
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“Via la divisa”. Ferrara torna in piazza per ricordare Federico …


L’Associazione “Federico Aldrovandi” è scesa in piazza oggi a Ferrara per chiedere la destituzione dei quattro poliziotti riconosciuti colpevoli della morte di Federico Aldrovandi e per chiedere l’introduzione del reato di tortura in Italia, nonché l’obbligo dei numeri identificativi per gli appartenenti delle forze dell’ordine.
«Avremmo preferito non dover scendere di nuovo in piazza, avremmo preferito che non fosse necessario. Avremmo preferito vedere l’intervento dello Stato. Invece, lo Stato non è intervenuto e i quattro poliziotti sono tornati al lavoro. Ancora nelle loro divise, ancora “tutori dell’ordine”». Sono state le parole dei rappresentanti dell’Associazione.
Proprio in questi giorni, nel corso del question time in Senato, il Ministro – sollecitato dall’intervento di Paolo Bernini del M5S – ha spiegato che data la natura non dolosa della condotta la sospensione dal servizio è apparsa la sanzione disciplinare più congrua. Inoltre, i quattro agenti condannati sono stati trasferiti per motivi di incompatibilità ambientale e opportunità, la Segatto – in particolare – aveva già fatto domanda di trasferimento prima della condanna e sono stati destinati a ruoli amministrativi.
Il corteo partito alle  14 in via ippodromo a Ferrara, ha sfilato per le vie del centro fino a raggiungere la prefettura, dove una delegazione dell’Associazione ha incontrato il prefetto Tortora. “Al grido di “Via la divisa”, per non dimenticare, perché certi fatti non accadano mai più. L’iniziativa ha trova l’appoggio del senatore del Partito Democratico Luigi Manconi, che ha lanciato una petizione su Change.org per chiedere ai ministri Alfano e Cancellieri che gli agenti condannati per la morte del diciottenne ferrarese non tornino a svolgere un servizio che preveda contatti con il pubblico.
«Tutto il percorso fatto fino a ora, i risultati ottenuti e le importantissime sentenze già emesse diventano nulla se i quattro poliziotti continueranno a vestire la divisa»: Patrizia Moretti torna a chiedere la destituzione dei quattro agenti di polizia condannati in via definitiva per ‘eccesso colposo nell’omicidio colposò del figlio Federico Aldrovandi,  morto 18enne il 25 settembre 2005 in un parco di Ferrara durante un controllo di polizia.
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Assemblea Nazionale di Sel: i nuovi organismi nazionali e il documento approvato

L’assemblea Nazionale di Sel  eletta al recente 2* Congresso Nazionale svoltosi a Riccione a fine gennaio, si è riunita oggi  per nominare i nuovi organismi dirigenti nazionali del partito, presidenza e coordinamento nazionale. Approvato anche il documento che dà indicazione al nuovo coordinamento nazionale di proseguire il lavoro già iniziato con i promotori della lista per Tsipras.
Il documento è stato approvato ad unanimità escluso l’ultimo capoverso che è stato approvato ad ampia maggioranza.




Il nuovo coordinamento nazionale
Nichi Vendola
Giorgio Airaudo
Cecilia D’Elia
Titti Di Salvo
Nicola Fratoianni (nuovo coordinatore nazionale)
Marco Furfaro
Fabio Mussi
Alessia Petraglia
Betta Piccolotti
Daniela Santroni
Arturo Scotto
Massimiliano Smeriglio
Cristina Tajani
Invitati permanenti coordinamento: Loredana De Petris e Gennaro Migliore

SI 145
NO 47
Ast./bianche 18

Presidente Assemblea nazionale: Paolo Cento
SI 140
NO 53
Ast/bianche 17

Presidenza nazionale SEL
Nichi Vendola
Giorgio Airaudo
Paola Balducci
Eva Catizone
Paolo Cento
Anna Maria Cesaretti
Monica Cerutti
Stefano Ciccone
Peppe De Cristofaro
Elettra Deiana
Cecilia D’Elia
Loredana De Petris
Mena Diodato
Dino Di Palma
Maria Teresa Di Riso
Titti Di Salvo
Ida Dominijanni
Lea Durante
Claudio Fava
Ciccio Ferrara
Francesco Forgione
Nicola Fratoianni
Marco Fumagalli
Marco Furfaro
Beatrice Giavazzi
Franco Giordano
Cathy La Torre
Daria Lucchesi
Tino Magni
Stefania Manunza
Federico Martelloni
Francesco Martone
Gianni Mattioli
Gennaro Migliore
Fabio Mussi
Luigi Nieri
Mauro Palma
Domenico Pantaleo
Marianna Pederzolli
Sonia Pellizzari
Alessia Petraglia
Elisabetta Piccolotti
Maria Pia Pizzolante
Federica Porfidi
Daniela Santroni
Alba Sasso
Arturo Scotto
Giuliana Sgrena
Massimiliano Smeriglio
Dario Stefano
Cristina Tajani
Gianni Zagato
Massimo Zedda
 
 Invitati permanenti:
deputate/i e senatrici/ori del gruppo SEL, coordinatrici/ori regionali, coordinatrici/ori delle federazioni di Milano, Torino, Roma, Napoli e Palermo.

SI 138
NO 50
Ast/bianche 22
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Alternativi alle destre anche se il Pd di Renzi cambia verso e strategia

Siamo dentro un passaggio politico intricato, un doppio passaggio che riguarda la politica interna e il riflesso che essa avrà in Europa. Tanto l’Italia quanto l’Europa attraversano la crisi senza aver messo in atto politiche alternative a quelle liberiste e fallimentari alla base della crisi stessa. Quando oggi discutiamo di scenari di governo e di come presentarci alle europee, dobbiamo sapere che questo è per noi il punto: come metterci dietro le spalle le politiche neoliberiste che hanno assegnato all’Italia il primato di paese delle diseguaglianze sociali e che stanno in Europa disgregando la base delle istituzioni comunitarie. E come mettere in campo politiche alternative tanto sul terreno dei contenuti sociali quanto sull’efficacia degli organismi comunitari che devono poterli attuare.
Qui si gioca la nostra funzione di forza di sinistra, la nostra autonomia, la capacità di praticare una diversa via d’uscita dalla crisi. Al congresso abbiamo discusso di quale Europa vogliamo, partendo da un punto condiviso: che l’intera politica europea va rivista alla radice. Non scorgiamo traccia di qualcosa di simile nel panorama politico italiano, se non la pallida correzione di politiche che hanno comunque come presupposto le ricette dell’austerità e del rigore bancario. Come dire: o la continuità sostanziale col governo attuale, o nessun governo, accada quel che accada.
Quando si discute la nostra decisione di aderire alla lista ispirata da Alexis Tsipras si deve considerare che questa scelta è frutto non di uno schieramento ma di un’idea di governo diverso dell’Europa: centralità di un new deal europeo sulla base di un piano di investimenti pubblici per lo sviluppo sostenibile, separazione delle attività commerciali delle banche europee da quelle di investimento e di credito, ruolo della BCE come banca centrale che interviene verso gli stati, conferenza europea per decidere del debito, social compact.
Mi chiedo come questi punti dirimenti possano non riguardare la prospettiva della grande famiglia del PSE e dello stesso Martin Schulz se si vuole evitare il continuismo delle politiche d’austerità. Ciò non vuol dire nasconderci le difficoltà dell’impresa,ma è aperto a sinistra uno spazio dentro cui intendiamo compiere un percorso non obbligato ma giusto.
Sel dovrà affrontare questa prova da protagonista in una dinamica plurale, dunque né figurando ai margini né restando sospesa e ponendosi tra parentesi, in attesa. E per quanto il tempo stringa non potrà mancare per noi quel luogo della verifica, della messa a punto operativa, dell’ascolto e dell’attenzione reciproca che potrà solo far bene all’individuazione del miglior programma e delle migliori candidature per garantire un consenso e un successo reso oggi più necessario proprio da quel che si sta compiendo in queste ore in Italia, con il rapido cambiamento del governo. Il cambiamento è rapido, ma il rischio che la prospettiva resti identica c’è tutto.
La direzione del Pd ci consegna il repentino cambio del premier in continuità con la stessa maggioranza parlamentare e su un programma aleatorio e indefinito. Al tempo stesso si punta a far sì che il nuovo governo sia di legislatura. Abbiamo contrastato dall’opposizione e dall’inizio il governo delle larghe intese guidato da Letta, in continuità con le politiche di Monti e incapace per sua natura di mettere in campo proposte di contrasto alla crisi sui nodi più stringenti dell’emergenza sociale. Non ne abbiamo, com’è evidente, alcun rimpianto. Ma se l’esito fosse quello di puntare al compimento della legislatura con un governo costituito dalla stessa maggioranza di prima ci troveremmo al brusco passaggio delle larghe intese da logica di “emergenza” a strategia politica di lungo periodo intrapresa dal Pd e dal suo nuovo leader.
Ma è per noi evidente che la costruzione del campo del centrosinistra in Italia, come esito definitivo della lunga età del berlusconismo, può avvenire solo a partire dall’essere quel campo del tutto alternativo alla destra, alle sue politiche, alle sue pratiche di governo e all’idea di società che essa esprime. Non è un approccio nuovo, dinanzi al quale la virata di Renzi, per quanto repentina o inaspettata, ci colga sorpresi e impreparati. Ché mettere mano alla sinistra in Italia, dopo le macerie nelle quali era rovinata, volesse dire costruire l’alternativa è la ragione stessa per cui siamo nati. Lì noi siamo.

Dal quotidiano Il Manifesto

Ciccio Ferrara

Napoletano, sindacalista: il tema del lavoro è al centro del suo impegno di sempre.
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John Elkann: giovani disoccupati? Colpa loro, sono poco ambiziosi. Airaudo: Mr.Chrysler-Fiat ha perso occasione per tacere

Dopo il “choosy” della Fornero ecco il giovane Elkann che sostiene che i giovani in Italia non vanno a lavorare perché non hanno ambizione. «Molti giovani non colgono le tante possibilità di lavoro che ci sono o perché stanno bene a casa o perché non hanno ambizione» è il pensiero del presidente della Fiat, che a Sondrio ha avuto un incontro con gli studenti della città per parlare proprio di lavoro e di scuola.
Al tentativo di uno dei giovani aspiranti lavoratori di replicare John non ha avuto remore. «I giovani – sottolinea Elkann – devono essere più determinati nel trovare il lavoro, perché ci sono molte opportunità, spesso colte da altri, proprio perché loro non hanno voglia di coglierle. Ci sono tantissimi lavori da fare, c’è tantissima domanda di lavoro, ma manca proprio l’offerta. Certo, io sono stato fortunato ad avere molte opportunità, ma quando le ho viste ho saputo anche coglierle».
«Credo che oggi l’erede più rappresentativo della famiglia Agnelli abbia perso un’occasione per tacere» è il commento dell’onorevole Giorgio Airaudo di Sel. «Quando si hanno le sue fortune e le sue facilità di scelta, bisognerebbe avere più rispetto e più comprensione per chi, giovane, cerca ogni giorno di costruirsi e inventarsi un futuro in un Paese dove il lavoro si riduce, si precarizza e si svaluta. Ma soprattutto mister Chyrsler-Fiat dovrebbe dirci, ricordando suo nonno, cosa fa lui perché i giovani abbiano un lavoro in Italia e non negli Stati Uniti» ha concluso il capogruppo di Sel in commissione Lavoro.
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Sel Svizzera: i migranti tornano ad essere “braccia e non uomini”

Il risultato della votazione popolare sull’iniziativa della destra xenofoba contro l’immigrazione di massa è rivelatore di umori, paure e sentimenti antistranieri che credevamo alle nostre spalle, mentre continuano invece ad agitare componenti importanti della società elvetica. Al di là delle problematiche sociali che si sono acuite in alcune aree della Confederazione, il voto ripropone di fatto una questione identitaria non risolta che si esprime a scadenze regolari sui temi dell’immigrazione. E tuttavia il voto ci dà un quadro frammentato, su cui chi si batte per una Svizzera aperta e solidale deve riflettere: si ripropone in primo luogo il famoso Roestigraben, ossia la differenza di prospettiva tra Svizzera tedesca, dove ha prevalso il si all’iniziativa xenofoba, e Svizzera francese, dove invece essa è stata respinta con un no compatto ed omogeneo.
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Interrogazione di Barozzino (SeL) + altri su fusione Fiat-Chrysler

Interrogazione dei senatori: 
BAROZZINO, BENCINI, CATALFO, RitaGHEDINI, PAGLINI, PUGLIA, SPILABOTTE, DEPETRIS, DECRISTOFARO, CERVELLINI, PETRAGLIA, URAS, ANITORI, DEPIN, GAMBARO 

Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali

Premesso che:
  • la nuova fusione transfrontaliera di Fiat-Chrysler automobiles (FCA) avrà sede sociale in Olanda, quella fiscale nel Regno Unito e il gruppo continuerà a pagare le tasse nei Paesi in cui gli utili saranno prodotti;
  • ricerca, sviluppo, progettazione e adattamento evolutivo dei vari modelli saranno concentrati in USA, dove si realizza il grosso della produzione e, forse, a Torino resterà la produzione del cosiddetto polo di lusso; la rete dei fornitori dei 3 principali livelli (sistemi, sottosistemi e componenti minori) sarà distribuita in vari Paesi nel mondo;
  • l'operazione messa in atto da Marchionne prevede di trasferire all'estero, da subito, i dividendi, gli interessi e le royalty (marchi e brevetti), ovvero tutti quei beni delle società italiane che generano utili: il risultato dell'operazione sarà che tutti i profitti finiranno in capo alla holding in Inghilterra, dove la tassazione è nulla, mentre i costi in capo all'operativa italiana;
  • per il Ministro dell'economia e delle finanze non vi è "nulla d'irregolare", il direttore dell'Agenzia delle entrate dichiara: "verificheremo il pieno rispetto delle leggi fiscali italiane";
  • il Ministro del lavoro e delle politiche sociali si dichiara fiducioso "da parte del management di Fiat c'è stato un impegno di riattivare gli stabilimenti in Italia che sono in cassa integrazione e così via, noi siamo convinti che questo impegno sarà rispettato";
considerato che:

  • in quest'operazione non è per nulla chiaro il destino degli stabilimenti italiani, alle dichiarazioni rassicuranti del management dell'azienda non sono ancora seguiti impegni precisi, concordati e sottoscritti;
  • di fatto, questa operazione si configura come un disimpegno dell'ex gruppo Fiat nei confronti dell'Italia: nel nostro Paese la Fiat non crea più lavoro, non progetta più nuovi modelli, non fa investimenti e ora non paga più neanche le tasse,
si chiede di sapere 

se il Ministro in indirizzo non intenda pronunciarsi nell'immediato sull'operazione FCA per verificare la regolarità di tutti gli aspetti del progetto, compresi quelli fiscali, per verificare da subito quali saranno gli effetti sul terreno produttivo ed occupazionale e quali saranno i costi che subiranno i lavoratori in seguito alla nascita della FCA.
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Acqua potabile a Tito. Sel: non perdere tempo

Non possono non destare gravi preoccupazioni le notizie, poi confermate da Arpab, circa la presenza di tracce d’idrocarburi nell’acqua corrente di due abitazioni collocate nel Comune di Tito. Tracce di sostanze altamente e inquinanti pericolosissime per l’uomo, che non solo non si spiega come possano essere finiti in quei sistemi idrici, ma che riguardando abitazioni collocate in zone diverse, ci parlano del rischio di una contaminazione più generalizzata.
Non si può perdere un solo minuto di tempo e, come ha anche chiesto il sindaco di Tito, bisogna attivare urgentemente un tavolo inter-istituzionale per assumere decisioni altrettanto urgenti per risolvere il grave problema. Allo stesso tempo, abbiamo la necessità di capire come l’Acquedotto Lucano che, da soggetto gestore del sistema idrico, ha l’obbligo di controllare e realizzare la potabilità delle acque abbia potuto avere una simile svista. Non si può più procedere con superficialità avendo a che fare con la salute delle cittadine e dei cittadini lucani. È arrivato il momento di inchiodare Acquedotto lucano ai suoi obblighi per verificare lo stato delle acque potabili dell’intero territorio regionale.
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Barozzino (Sel) su suicidio cassintegrato Fiat di Nola

Si è impiccato, nella sua abitazione ad Afragola, Giuseppe De Crescenzo, 43 anni, padre di due figli. Era un operaio e un attivista sindacale del reparto logistico della FIAT di Nola. Era in cassa integrazione a zero ore da tanti anni, cioè da quando era stato trasferito dalla FIAT di Pomigliano al reparto logistico di Nola. Come tutti gli altri lavoratori disoccupati e cassintegrati che si sono tolti la vita prima di lui, Giuseppe De Crescenzo non è una vittima del fato o del caso, ma di una politica che si disinteressa completamente del lavoro e delle condizioni di vita dei lavoratori.
Non credo sia necessario aggiungere altre parole se non per affermare tutta la vicinanza mia e di SEL alla famiglia. Non è di parole che c'è bisogno ma di fatti. Di parole il mondo del lavoro ne ha sentite in questi anni sin troppe, ma di fatti non ne ha mai visti e continua purtroppo a non vederne.
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De Petris e Barozzino su odg per il territorio di Banzi

E' importante e positivo che il Senato, all'interno della Delega Fiscale, abbia approvato l'ordine del giorno presentato da SEL per tutelare il territorio di Banzi, in Basilicata, dai gravi rischi ambientali derivanti dalla realizzazione in quell'area di un Impianto Solare Termodinamico da parte della società Teknosolar Italia2 srl”. L'edificazione dell'impianto comporterebbe non solo una "bonifica" del suolo incompatibile con la vocazione agricola dell'area, ma anche l'uso di materiali altamente pericolosi e nocivi per la salute degli abitanti del comune di Banzi e di tutti quelli limitrofi. Ovviamente l'approvazione di questo ordine del giorno è anche il frutto della straordinaria e immediata mobilitazione cui hanno dato vita le popolazioni lucane, denunciando i rischi che deriverebbero da un siffatto impianto. Altrettanto importante è l'approvazione di un secondo odg che prevede l'incremento delle aliquote fiscali per le produzioni di idrocarburi liquidi e gassosi. E' fondamentale che ci si decida ad adoperare la leva fiscale ai fini della difesa ambientale e come incentivo per una politica energetica nuova.
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Un partito mediatico e contrario alla trasformazione. Il M5S, dove la percezione è più importante della realtà.


Potrei scrivere questo piccolo post parlando di Beppe Grullo e del Movimento Cinque Stallo, oppure – gonfiando le labbra di vis polemica – anche del Movimento Cinque Stronzi, oppure realizzare uno di quei fotomontaggi che vanno tanto in home-page sul blog beppegrillo.it; insomma potrei usare quella modalità infantile che critica i politici storpiandone i nomi, allungandogli i nasi o le orecchie, seguendo una tradizione di stampo francamente fascista e neo-fascista, e oggi invalsa ormai nelle nostre retoriche politico-giornalistiche, da Emilio Fede a Marco Travaglio a Dagospia, come retaggio probabilmente dell’influenza comune da un Indro Montanelli, diventato (per i disastri dell’antiberlusconinsmo) in anni recenti una specie di baluardo dell’informazione libera e della sinistra.
Potrei insomma commentare il casino parlamentare di oggi, ieri e l’altroieri, alzando semplicemente gli occhi al cielo, con un’indignazione esponenziale, per l’impeachment contro Napolitano, gli insulti alla Boldrini, i boia chi molla attribuiti alla tradizione risorgimentale, i siete entrati in Parlamento facendo i bocchini… Uno – il coram populo grillesco – dice: era una esasperazione legittima, una reazione. Difficile non essere d’accordo che mettere insieme nella stessa votazione Bankitalia e Imu era un mezza zozzeria, e che la questione Bankitalia (la rivalutazione delle quote) sia stata affrontata in modo discutibile nel merito e nel metodo. D’altra parte però è molto chiaro come la violenza pentastellata è tanto più forte mediaticamente quanto più è debole, inefficace, reazionaria, dal punto di vista della rappresentanza del conflitto politico.
Quest’ultima settimana in Italia, tanto per dire, è stata caratterizzata da almeno tre episodi politici rilevanti che avrebbero avuto bisogno di una presenza conflittuale forte. Uno è la vicenda Electrolux, sulla quale Grillo ha fatto la solita sparata antistatale, approssimativa, livorosa, da autobus nell’ora di punta: “L’Italia ha tra i più bassi stipendi d’Europa e il costo del lavoro più alto. Non è una contraddizione. Quasi tutto si perde per strada come in una conduttura bucata. Tra l’azienda e le maestranze c’è il pappone: lo Stato”. Fine dell’impegno.
La seconda è la vicenda dei migranti del CIE di Ponta Galeria che si sono cuciti le bocche in segno di protesta. Su questo teatro emergenziale, terribile, Grillo al solito è stato assente e muto. La sua retorica cianciona, gabibbesca, qui non funziona. Se si tratta di difendere gli indifesissimi, Grillo non si espone. Se uno cerca una qualunque dichiarazione di Grillo o qualcuno del Movimento Cinque Stelle in tutta questa legislatura a proposito di migranti e CIE troverà rarissime frasi elusive (nel migliore dei casi).
Il terzo luogo di impegno politico molto duro in cui uno avrebbe voluto che tutto il rumoroso afflato grillino si incarnasse in qualche forma progettuale è la Sardegna, dove si andrà al voto tra due settimane. Ma come si sa, l’M5S non presenterà una sua lista. Le spinte centrifughe sono tali che non hanno prodotto un candidato né la scelta di appoggiarne uno degli altri partiti. L’assenza di Grillo in Sardegna è significativa. Se uno legge vecchi suoi post sulla Sardegna si capisce il tentativo di sfruttare in maniera acritica l’indipendentismo come benzina antistatale senza avere idea di cosa sia la cultura sarda. Il problema è che oggi la Sardegna è una regione che attraversa una crisi sociale mostruosa, e la legge elettorale sarda consentirà anche a chi ha una maggioranza relativa di andare al governo della regione. I grillini avevano fatto il pieno nel 2013, incassando la valanga dei voti di protesta. Ma nel momento in cui andare al governo vuol dire rischiare – com’è chiaro – di governare una regione sull’orlo del collasso socio-economico, hanno pensato di ritirarsi. Di declinare le responsabilità, probabilmente per poter urlare dal giorno dopo le elezioni contro chiunque verrà eletto.
Sempre di più insomma, mentre oggi va alle Camere una proposta di legge elettorale che per essere eufemistici è fortemente lesiva del principio di rappresentanza, il Movimento Cinque Stelle ogni giorno come i Signori Grigi della favola Momo, si nutre della rabbia, del conflitto, del desidero di cambiamento nel Paese e lo trasforma nella platea di uno spettacolo circense.
Le analisi che quasi un anno fa elaboravano Wu Ming o Giuliano Santoro a proposito della strumentalizzazione del conflitto da parte di Grillo e Casaleggio si rivelano, ogni giorno in più della loro presenza parlamentare, esatte. I cattivi profeti avevano previsto la loro invasione simbolica, mentre nel paese reale i grillini sono assenti. Non partecipano agli scioperi, non si occupano di migranti, non fanno battaglie per le associazioni di genere, non difendono la scuola pubblica… e anche rispetto alle battaglie come la Tav o il Muos, la loro presenza è evanescente quanto l’accendersi e lo spegnersi di una telecamera. Il livello di elaborazione dei post di Grillo sul suo blog, l’unico luogo semiufficiale di discussione del MoVimento (perché la v maiuscola, mi cheido, per il Vaffa day?), è rimasto quello di cinque anni fa quando il leader sproloquiava come un blogger qualunque, preso dai fumi di una giornata storta, a compulsare video su facebook e su twitter e lanciare hashtag di #vaffanculo #acasa. L’idea di creare forme congressuali sembra totalmente peregrina. Il feticcio della partecipazione è sostituito ancora dai commenti dai punti esclamativi.
Se c’è un luogo politico dove si blatera di rivoluzione e veramente nulla muta, è proprio il Movimento Cinque Stelle.

Questo articolo è stato pubblicato su Minima&moralia il 31 gennaio 2014

Christian Raimo è scrittore, critico e consulente editoriale. Cura Minima&Moralia, divenuto negli anni uno dei punti di riferimento del dibattito letterario e culturale in Italia. www.minimaetmoralia.it
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Nota sui lavori parlamentari settimana dal 3 al 7 Febbraio

Premessa
Un’altra settimana questa appena trascorsa nella quale il dibattito parlamentare è stato in aula e fuori c‎aratterizzato da polemiche violentissime contro la presidente della camera da parte del M5s, dalle aggressioni di Forza Italia contro il Presidente Grasso per la scelta di costituire il Senato come parte lesa nel processo sulla compravendita dei senatori durante il governo Prodi, dall’impeachment del M5s sul Presidente della Repubblica, dalla violenza della polemica della Lega sul decreto sulle carceri. Un attacco a tutte le istituzioni portate in modo differente che complessivamente da il senso della crisi democratica gravissima nella quale siamo immersi e rende più visibile l’inutilità del governo e delle sue politiche. L’attacco paradossale e sistematico nei confronti di Laura Boldrini poi ha avuto il carattere del sessismo più becero. Se e’ vero che l’odio contro le donne non e’ nuovo ed e’ un fatto culturale, oggi questo odio viene proposto dal leader di un movimento politico che ha più di 150 parlamentari e questo fa la differenza e sollecita nessuna sottovalutazione, così come le minacce di morte di cui e’ stata oggetto la presidente della Camera. Paradossale da questo punto di vista sono le rassicurazioni del Presidente del Consiglio sulla luce in fondo al tunnel della crisi mentre i dati su disoccupazione, crisi di imprese, povertà, caduta dei consumi mantengono la loro gravità e la rabbia aumenta senza risposte della politica. La legge elettorale arriverà in aula la prossima settimana e probabilmente intorno a questa discussione sarà più chiara la collocazione di tutte le forze politiche. Nonostante tutto ciò perchè non ci arrendiamo alla situazione, continuiamo testardamente nel nostro impegno di opposizione di merito e proprio ieri siamo riusciti, dopo l’incontro con gli esodati che manifestavano davanti a Montecitorio, a far portare in aula entro marzo la proposta di legge per affrontare in modo strutturale la situazione delle persone esodate rimaste cioè senza pensione e lavoro grazie alla legge Fornero.
In aula nella settimana si è discusso di
-decreto carceri
-pregiudiziali di costituzionalità sul decreto rientro dei capitali
-pregiudiziale di costituzionalità sul decreto mille proroghe
-‎decreto destinazione Italia
-inizio ddl su “pensioni d’oro”

Misure urgenti in tema di tutela dei diritti fondamentali dei detenuti e di riduzione controllata della popolazione carceraria
Abbiamo dato parere contrario sia al voto di fiducia che ha posto il governo reiterando per l’ennesima volta la metodologia della decretazione d’urgenza, sia al provvedimento stesso. Da inizio legislatura ripetiamo che la questione delle condizioni in cui vivono i detenuti nelle nostre carceri deve essere una priorità assoluta. Non lo ripetiamo solo noi: l’Europa ci dice che abbiamo addirittura superato la Turchia e che siamo secondi solo alla Russia di Putin per quanto riguarda la condizione disumana delle nostre carceri. Ancora una volta il governo decide di non affrontare il problema in maniera strutturale ma di cedere ai populismi demagogici a cui abbiamo assistito in aula da parte di Lega e M5S, che hanno gridato all’amnistia e all’indulto mascherato, andando inesorabilmente verso la procedura d’infrazione da parte dell’Europa. Più che svuota carceri questo è un provvedimento svuotato, inefficacie come quelli precedenti. Niente si fa per tutta quella popolazione carceraria che potrebbe essere sottoposta a misure alternative perché in attesa di giudizio, per quel 40% di persone detenute per colpa di una legge sbagliata, la Fini-Giovanardi, sulle tossicodipendenze che abolisce la distinzione fra droghe leggere e pesanti, ad esempio. E’ questo quello che abbiamo ripetuto: bisognerebbe rivedere strutturalmente la normativa delle leggi criminogene, come la Fini-Giovanardi per l’appunto, l’ex Cirielli e la Fini-Bossi, con il vergognoso reato di clandestinità, che ancora oggi persiste all’interno del nostro ordinamento. Le nostre richieste non sono state ascoltate e questo governo ha scelto, per l’ennesima volta, di chiudere gli occhi davanti a una delle più grandi negazioni e lesioni da parte dello stato della dignità dei propri cittadini.
In discussione generale e per la dichiarazione di voto è intervenuto Daniele Farina. L’intervento sulla fiducia è stato fatto da Gennaro Migliore.

Pregiudiziale di costituzionalità su rientro capitali Svizzeri
Abbiamo presentato la pregiudiziale di costituzionalità su questo provvedimento chiedendo al governo e alla maggioranza che lo sostiene di fermarsi prima di approvare l’ennesimo decreto vergogna. A solo una settimana dall’approvazione del decreto Bankitalia ci troviamo infatti di nuovo davanti a una decretazione d’urgenza omnibus che ad argomenti pertinenti come le misure fiscali di salvaguardia per le popolazioni emiliane colpite dall’alluvione unisce misure per il rientro volontario dei capitali illecitamente detenuti all’estero, ovvero di quel denaro sconosciuto al fisco e solitamente ben protetto dal segreto bancario. Un vero e proprio scudo-fiscale, che differisce da quello di Tremonti solo per il fatto che ai criminali non viene riconosciuto l’anonimato, ma ci si limita alla grazia. Un condono a vantaggio di criminali, mafie ed evasori fiscali che potranno far rientrare i soldi sporchi in Italia non ricorrendo a sanzioni pensali o pecuniarie. Inutile dire quanto questo provvedimento calpesti i principi fondamentali della nostra Costituzione: l’articolo 3 poiché non tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge se chi paga regolarmente le tasse e si dedica ad attività lecite ha lo stesso trattamento, se non peggiore, di chi evade e pratica attività criminali. L’articolo 2 e 53 poiché a chi ha evaso e derogato non si fa pagare nemmeno il prezzo di questo reato. La nostra pregiudiziale è stata respinta. E’ intervenuto Giovanni Paglia.

Pregiudiziale di costituzionalità sul decreto mille proroghe
Abbiamo dato parere favorevole a questa pregiudiziale presentata dalla Lega. E’ evidente infatti che il decreto così detto “mille proroghe” non è altro che l’ennesimo decreto omnibus che mette insieme moltissime materie assolutamente scollegate l’una dall’altra e che serve al governo per correggere errori passati, elargire regalie e supportare clientele. Siamo quindi di nuovo davanti ad un abuso della decretazione d’urgenza, già sanzionata dal Presidente della Repubblica e dalla Presidente della Camera. La pregiudiziale è stata respinta, continueremo la nostra battaglia in aula durante la discussione del provvedimento. E’ intervenuto Nazzareno Pilozzi.

Disegno di legge su pensioni d’oro
E’ iniziata la discussione generale su questo argomento che proseguirà nelle prossime settimane. Scriveremo nel dettaglio a esame concluso. In discussione generale è intervenuto Antonio Placido. Ecco il link ad un video fatto da Titti Di Salvo in cui spieghiamo la nostra posizione
E’ probabile che la prossima settimana il provvedimento torni in commissione e quinid non venga votato in aula.

Question Time
Il question time questa settimana è stato fatto da Erasmo Palazzotto su “Iniziative relative alla situazione logistica e produttiva del call center Almaviva contact di Palermo”

Commissione Lavoro
Finalmente si sta procedendo sulla nostra legge contro le dimissioni in bianco che andrà in aula il 21 di Febbraio.

Titti DiSalvo

La prima donna segretaria generale della Cgil in Piemonte, poi segretaria nazionale Cgil, tra le fondatrici del movimento Se non ora quando? E' la Vicepresidente vicaria di Sinistra Ecologia e Libertà alla Camera.
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