Treviso, Said e Pretty entrano in consiglio comunale. Primi eletti della seconda generazione

Giancarlo Gentilini, l’83enne che guida Treviso, direttamente o indirettamente, dal 1994, perde la sfida contro il 43enne Giovanni Manildo, renziano, che conquista la poltrona di sindaco. La notizia della sconfitta dello storico sindaco leghista di Treviso fa scalpore. Ma il Carroccio nella città veneta deve ingoiare un altro boccone amaro rappresentato dall’elezione di due nuovi consiglieri comunali. Si tratta dei due neo consiglieri eletti nelle file di Sel: Said Chaibi, di origini marocchine, che ha rappresentato un punto di riferimento per il movimento studentesco e le istanze dei migranti; Pretty Gorza, rappresentante di Sel e avvocato, nata in India e poi adottata a Treviso.

Quando Giancarlo Gentilini cominciava il suo incarico di sindaco a Treviso, Said Chabi aveva poco più di tre anni. 19 anni dopo, la fine del predominio leghista sulla città di Treviso è stata accompagnata dall’ingresso di Said Chabi, 22 anni, nel consiglio comunale della città dopo la vittoria di Giovanni Manlido (Pd) alle elezioni amministrative 2013. Said Chabi è nato in Italia da genitori marocchini. A tutti gli effetti, rientra nella variegata categoria degli “italiani di seconda generazione”. Ha ricevuto gli insulti peggiori in campagna elettorale, dopo essersi candidato tra le file di Sel e aver conquistato il maggior numero possibile di voti nella sua lista. Said Chabi non ricorda nulla, o quasi, dei primi anni di potere di Gentilini. Quando il “sindaco sceriffo” proponeva di travestire gli immigrati da leprotti, per agevolare il compito ai cacciatori. Parole che, almeno nei fatti, hanno ispirato alcuni sbandati dell’estrema destra, che hanno più volte preso di mira Said Chabi con provocazioni, botte e – nello stesso weekend del ballottaggio – un inseguimento spericolato in macchina per farlo finire fuori strada.
Said Chabi oggi è il simbolo della nuova giunta comunale che ha conquistato Treviso. Intervistato dall’Huffington Post, ha detto di aver cominciato a odiare la “schizofrenia” di Treviso da adolescente: “da una parte un sindaco-sceriffo che odiava tutto quello che non era trevigiano doc – ha dichiarato Said Chabi – Dall’altra parte una miriade di associazioni e persone dedite al volontariato e che si occupano tuttora di difendere proprio quei diritti negati”. Said Chabi ha descritto con parole evocative l’immagine di Treviso costruita dalla Lega in vent’anni di potere: “solo sbarre verdi, un recinto per escludere”.
Said Chabi è stato accusato dai suoi avversari politici di difendere Kabobo (l’uomo di origine nigeriana che ha ucciso a picconate tre milanesi): “Di fronte a questi attacchi abbiamo reagito con calma e serenità – ha ricordato Said – e con sorpresa abbiamo constatato come anche i trevigiani avessero capito che non sono un eversivo”. Said Chabi ha promesso inoltre una maggiore attenzione della politica trevigiana nei confronti dei musulmani: “le moschee esistono già, ma non sono riconosciute e si trovano prevalentemente nei capannoni”.
Parla come un politico di razza, Said Chabi, che esibisce sicurezza e idee chiare fin dal suo primo giorno dopo l’elezione: “mia madre ha fatto volantinaggio per me ovunque nel quartiere, spiegando chi fossi e perché dovevano votarmi. Per la prima volta, da donna immigrata, si è sentita coinvolta in qualcosa di comune all’interno di questa città”. Said Chabi ha già intuito, forse, che la sua elezione a semplice consigliere comunale ha assunto un’importanza che va al di là delle vicende di politica locale: “Non lo dico per emozionare, ma realmente credo di rappresentare molto più di me stesso. Ossia l’idea di un ragazzo di origini straniere che non deve essere considerato per questo un eversivo, come hanno tentato di inculcarci in questi lunghi anni di leghismo”