Appello Eternit, sentenza storica: condannato a 18 anni il magnate svizzero Schmidheiny

Condannato a 18 anni di reclusione per disastro doloso l’imprenditore elvetico Stephan Schmidheiny, imputato a Torino nel processo Eternit. In primo grado era stato condannato a 16 anni. La Corte d’Appello di Torino ha ritenuto il miliardario elvetico responsabile di disastro anche per gli stabilimenti Eternit di Bagnoli e Rubiera.
Per quel che riguarda l’altro imputato, il barone belga Louis De Cartier, i giudici si sono pronunciati direttamente per l’assoluzione per alcuni degli episodi contestati, mentre hanno dichiarato il non luogo a procedere data la morte dell’imputato per gli altri. La lettura del dispositivo, che si preannuncia piuttosto lunga, è proseguita con l’elenco dei risarcimenti alle numerose parti civili.
La Corte d’Appello di Torino, con la sentenza, ha accordato al Comune di Casale Monferrato una somma che ammonta a 30,9 milioni di euro. Nella città della provincia di Alessandria la multinazionale dell’amianto aveva il suo stabilimento italiano più importante, e il numero delle vittime è più elevato che altrove. Alla Regione Piemonte, che si era costituita parte civile, i giudici hanno invece riconosciuto un risarcimento di 20 milioni di euro.
L’Osservatorio Nazionale Amianto commenta: «Quella di Torino è una sentenza incoraggia la battaglia delle vittime dei familiari e delle persone oneste per un mondo migliore senza amianto e senza quella sete di profitto cui sacrificare vite umane». E annuncia che «proseguirà la sua battaglia per avere giustizia per le altre vittime, quelle di Napoli, come quelle di Siracusa, come di ogni altra parte d’Italia cadute per via delle fabbriche di Eternit lì presenti, così come nei confronti di ogni altro responsabile».
Una tuta dell’Eternit è stata regalata al procuratore Raffaele Guariniello. L’ha consegnata al magistrato in una busta di carta nell’aula in cui si attendeva la sentenza Pietro Condello, 67 anni, ex operaio allo stabilimento di Casale Monferrato della multinazionale dell’amianto. “Perche’ ha fatto tanto per noi. Da quattro anni metto questa tuta. Tanti sono morti e toccherà anche a me, ma almeno mi auguro ci sia una giustizia” ha detto commosso.
“La sentenza di oggi è uno storico passo in avanti verso la verità ma è ancor più una vittoria su un modello culturale che mette il lavoro in contrapposizione con la tutela della salute” è stato il commento del deputato piemontese di Sinistra Ecologia Libertà Fabio Lavagno. “La lunga lotta, iniziata a Casale Monferrato oltre quaranta anni fa, trova oggi conferma e ci impegna a proseguire sulla strada di una completa bonifica e della necessità della ricerca medica. La sentenza ha qualcosa di storico e decisivo. Ora occorre fare piena luce rispetto alla certezza dei risarcimenti alle parti civili. In questo senso à- conclude l’on. Lavagno – potrebbe essere fondamentale il ruolo del Governo, che sino ad ora non si è costituito nelle vari fasi processuali, nello svolgere attività di coordinamento per il recupero di queste ingenti somme che sono fondamentali alla bonifica, alla ricerca medica e alla doverosa ricerca di giustizia dei famigliari”.